Torturato e sparito nel nulla, il pentito inchioda i killer di Carolei

Ciro Formisano,  

Torturato e sparito nel nulla, il pentito inchioda i killer di Carolei
20091101 - ROMA - CRO : CARCERI: SUICIDIO BLEFARI, IMPICCATA IERI SERA CON LENZUOLA. Un interno del carcere di Rebibbia, a Roma, in un'immagine d'archivio. La neo brigatista Diana Blefari Melazzi, condannata all'ergastolo per l'omicidio del giuslavorista Marco Biagi, si e' impiccata ieri sera, attorno alle 22:30, utilizzando lenzuola tagliate e annodate. La donna - secondo quanto si e' appreso - era in cella da sola, detenuta nel reparto isolamento del carcere Rebibbia femminile. Ad accorgersi quasi subito dell'accaduto sono stati gli agenti di polizia penitenziaria che - si e' inoltre appreso - avrebbero sciolto con difficolta' i nodi delle lenzuola con cui la neo brigatista si e' impiccata in cella e avrebbero provato a rianimarla senza pero' riuscirvi. ANSA / ALESSANDRO DI MEO / ARCHIVIO / PAL

Lo hanno attirato in una trappola. Era convinto di dover trattare l’acquisto di una partita di marijuana. Invece stava andando a morire. Una morte lenta e cruenta. Strangolato dai suoi soci d’affari con una corda al collo, caricato in un sacco della spazzatura nel bagagliaio di una macchina e poi fatto sparire chissà dove. Forse sepolto in un terreno di via Schito, forse gettato nel fiume Sarno. E’ morto così Raffaele Carolei, ex uomo di punta del clan Omobono-Scarpa e cugino del super boss del clan D’Alessandro, Paolo Carolei, attualmente recluso al regime del carcere duro. Morto di lupara bianca in nome di una guerra che da oltre un decennio tiene in scacco la città.    Per 9 anni la sua storia è rimasta un mistero irrisolto. Carolei è sparito nel nulla il 10 settembre del 2012. Ma secondo le indagini coordinate dal pubblico ministero dell’Antimafia Giuseppe Cimmarotta, non è sparito. Lo hanno ucciso i sicari del clan D’Alessandro per vendicarsi degli omicidi di Giuseppe Verdoliva, autista e braccio destro del padrino Michele D’Alessandro e di Antonio Martone, cognato del capoclan: entrambi ammazzati nel 2004. Una tesi confermata dall’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Napoli ed eseguita dai carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata. Otto indagati e due arresti: Gaetano Vitale e Giovanni Savarese. Sarebbero loro due dei quattro assassini che quel giorno hanno ucciso Carolei. Gli altri due killer sono due pentiti: i fratelli Pasquale e Catello Rapicano, i collaboratori di giustizia che con le loro dichiarazioni hanno aperto uno squarcio su questa storia. Secondo la ricostruzione degli inquirenti Carolei sarebbe stato attirato con l’inganno all’interno dell’appartamento di Catello Rapicano. Una casa popolare del quartiere Caporivo che il killer avrebbe occupato abusivamente. «Carolei doveva già morire nel 2004» uno dei passaggi dei verbali firmati dal pentito Pasquale Rapicano. Una condanna a morte eseguita con 8 anni di ritardo perché quelli di «Scanzano hanno la memoria lunga». Carolei entra in quell’appartamento introno alle 12 per uscirne cadavere all’interno di una busta della spazzatura due ore dopo. «Non aveva capito che si trattava di una trappola – racconta Rapicano – Si sedette intorno al tavolo in cucina insieme a me e Gaetano Vitale». Poi il delitto. La realtà che supera l’immaginazione. Gomorra che si materializza nei verbali del sicario pentito. «Catello lo avvinghiò, poi Savarese gli mise la fune al collo». Carolei prova a ribellarsi. Grida «infami». Ma non può nulla. «Io e Vitale ci alternavamo a tirare la corda». Sono attimi infiniti. «Era diventato cianotico, gli occhi rossi. Poi ha esalato l’ultimo respiro a terra». «Un singhiozzo» e la morte. Ma è solo l’inizio dell’orrore. I killer, raccontano i fratelli Rapicano, caricano il cadavere in un’auto. Ad aiutarli ci sarebbe stato un ragazzo di appena 15 anni, Giovanni Battista Panariello, oggi pregiudicato legato a Scanzano. La vettura con il cadavere viene consegnata – secondo il racconto di Pasquale Rapicano – a Pasquale Vuolo, indagato a piede libero per il reato di occultamento di cadavere. Vuolo avrebbe preso in custodia l’auto nei pressi di alcuni capannoni, dice ancora il pentito. E qui ci sono altri due misteri ancora irrisolti. Che fine ha fatto il cadavere? E chi ha ordinato quell’omicidio? Vuolo e Salvatore Imparato (boss del Savorito indagato per questo delitto) vengono indicati da Pasquale Rapicano e dall’Antimafia come i presunti mandanti del massacro. Ma secondo il gip che ha respinto la richiesta di arresto per Vuolo «dall’analisi del materiale dichiarativo offerto dai Rapicano» non sarebbero emersi gravi indizi nei confronti dei due sospettati. Al punto che il giudice stesso ribadisce le «forti perplessità» sul fatto che fossero loro i reali mandanti del delitto.  @riproduzione riservata

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