Trema la camorra di Castellammare, un altro killer si è pentito

Ciro Formisano,  

Trema la camorra di Castellammare, un altro killer si è pentito
Aula buncher di Rebibbia confronto tra pentiti di mafia sul caso Giuseppe di Matteo ucciso e disciolto nell'acido oggi 8 marzo 2011, Polizia Penitenziaria protegge Salvatore Gricoli mentre viene portato via dall'aula giudiziaria ANSA/MASSIMO PERCOSSI

C’è un altro pentito al servizio dell’Antimafia. Un’altra gola profonda che potrà svelare i delitti irrisolti della camorra di Castellammare di Stabia. Il suo nome è Catello Rapicano, fratello di Pasquale, l’ex killer di Caporivo. La notizia del pentimento di Catello Rapicano è rimasta segreta fino a ieri mattina, quando nell’ordinanza di custodia cautelare per l’omicidio di Raffaele Carolei sono apparsi per la prima volta i suoi verbali. Ed è una collaborazione importante per i pm. Rapicano, al pari del fratello, ha confessato di aver ucciso Carolei. E non è escluso che potrebbe aver ucciso in altre occasioni per conto del clan D’Alessandro. Di sicuro c’è che l’Antimafia ha nel mirino altri delitti irrisolti. Omicidi senza colpevoli, inchieste che potrebbero prendere una svolta decisiva anche grazie alle parole dei due fratelli pentiti. Nelle pagine del provvedimento cautelare eseguito ieri mattina dai carabinieri di Torre Annunziata, infatti, vengono citati i nomi di altre vittime “eccellenti”. Altri ras ammazzati dalla camorra. E in cima alla lista c’è il nome di Antonio Fontana, ex pentito ed ex affiliato di punta del clan Omobono-Scarpa. Fontana avrebbe dovuto testimoniare nel processo “Sigfrido”, il procedimento che vede alla sbarra la cupola di Scanzano. Ma è stato ammazzato, nel luglio del 2017 ad Agerola. E per l’Antimafia – come sottolineato recentemente nel corso di una requisitoria dal pm Giuseppe Cimmarotta – ad ammazzarlo sono stati proprio i D’Alessandro.  Fatto sta che dall’omicidio di Fontana quasi tutti i collaboratori di giustizia che avrebbero dovuto testimoniare in quel processo – giunto alle battute finali – si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Ma nelle carte si fa riferimento anche all’omicidio di Salvatore Polito, altro delitto irrisolto. Polito venne ucciso qualche giorno prima di Carolei. I killer gli spararono alla testa. Un delitto nel quale sarebbero coinvolti – teorizzano i pentiti – i boss della famiglia Imparato, dinastia legata mani e piedi ai D’Alessandro e attiva nel quartiere Savorito. Ma nel mirino dell’Antimafia ci sono anche altri omicidi “eccellenti”. A cominciare dalle indagini che puntano a individuare i mandanti dell’agguato costato la vita a Gino Tommasino, l’ex consigliere comunale del Partito Democratico ucciso nel febbraio del 2009. Gli assassini sono stati già condannati in via definitiva. Ma all’appello mancano ancora i boss che avrebbero ordinato uno dei delitti manifesto della ferocia della camorra stabiese. Una camorra travolta, però, da indagini e processi. Negli ultimi due anni sono decine le inchieste condotte dalla Dda e culminate in centinaia di arresti e condanne a carico di boss, affiliati e presunti fiancheggiatori. Una riscossa che ha indebolito l’ala militare della criminalità organizzata, colpendo al cuore le principali cosche della città.

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