Castellammare. Omicidio Fontana, il pentito accusa due sicari

Redazione,  

Castellammare. Omicidio Fontana, il pentito accusa due sicari

Giovanni Savarese e Gaetano Vitale avrebbero avuto un ruolo «nel progetto omicidiario di Antonio Fontana, per fare un “regalo” a Luigi D’Alessandro». Poche righe finite nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Napoli a carico degli affiliati di Scanzano accusati del delitto di Raffaele Carolei, che aprono uno squarcio sull’ultimo omicidio di camorra. Quello di Antonio Fontana, alias ‘o fasano, del luglio 2017.

A tirare in ballo Savarese e Vitale è il pentito Giovanni Brano, ma il suo verbale è secretato e quindi non è chiaro quale ruolo avrebbero svolto i due. A parlarne è Brano, un pesce piccolo della criminalità stabiese, ma pur sempre uno che ha bazzicato con la droga nel centro antico e ha avuto rapporti con pezzi da novanta della camorra stabiese. Arrestato nel 2017 per aver partecipato alla rapina messa a segno ai danni della gioielleria Cimmino di via Annunziatella, Brano successivamente ha deciso di pentirsi e cominciare a raccontare ciò che sa della criminalità organizzata a Castellammare di Stabia.

E’ lui stesso ad ammettere di essersi occupato di piccoli affari, lontano dai clan, fino a quando, tra il 2011 e il 2012, viene assoldato da Giovanni Savarese, alias cicchiello, per occuparsi dello spaccio di droga nel centro antico. Per la camorra stabiese quello è un periodo difficile, perché finita la faida tra i D’Alessandro e gli Omobono-Scarpa, i numerosi arresti messi a segno dalle forze dell’ordine hanno falcidiato le cosche, costrette ad arruolare nuova manovalanza.

In questo contesto trova spazio anche Giovanni Brano, che nei verbali già allegati agli atti di altre inchieste racconta di estorsioni messe a segno ai danni di alcune ditte che lavoravano in appalto per il Comune di Castellammare di Stabia, oltre a svelare particolari sull’organizzazione dello spaccio nel centro antico.

Ma a quanto pare non sono le uniche cose di cui avrebbe parlato ai magistrati dell’Antimafia. Brano sostiene di conoscere altri segreti e racconta ciò che sa dell’omicidio di Antonio Fontana. Il ras dell’Acqua della Madonna è stato ammazzato nel luglio del 2017, all’esterno di una pizzeria di Agerola. Le indagini finora hanno consentito di accertare che a fare fuoco sono stati due sicari, arrivati a bordo di una Fiat Punto, le cui targhe erano state rubate a un’auto parcheggiata nella zona collinare di Castellammare. Per l’Antimafia non ci sono dubbi che quell’omicidio sia da attribuire al clan D’Alessandro e in particolare alla sete di vendetta della cosca, che ha voluto eliminare un collaboratore di giustizia che avrebbe dovuto testimoniare in aula proprio contro i boss di Scanzano.

L’omicidio di Raffaele Carolei, ricostruito dai pentiti Pasquale e Catello Rapicano, ha svelato che nel centro antico si fosse formato il nuovo gruppo di fuoco del clan D’Alessandro. E ora, su due dei presunti killer di Carolei, si accendono i riflettori dell’Antimafia anche per il delitto di Antonio Fontana.

 

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