Massacro nelle palazzine popolari di Portici: tre ergastoli per i killer dei Vollaro 14 anni dopo l’orrore

Ciro Formisano,  

Massacro nelle palazzine popolari di Portici: tre ergastoli per i killer dei Vollaro 14 anni dopo l’orrore

Portici. Tre ergastoli per il massacro delle palazzine popolari. A 14 anni dall’omicidio di Luciano Santillo, ucciso a Portici in via Dalbono nel 2007, arriva la sentenza di primo grado per i tre imputati finiti alla sbarra. Ed è una sentenza pesantissima. Il tribunale di Napoli, accogliendo la richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, ha condannato al carcere a vita Pasquale Scafo, Antonio Romagnoli e Massimiliano Bifulco.

I tre sono tutti ritenuti legati al clan Vollaro e avrebbero partecipato, con vari ruolo, all’omicidio. La vittima venne colpita a morte mentre si trovava all’esterno di una baracca adibita a vendita di bibite nella periferia della città. Santillo venne raggiunto da almeno 3 colpi di arma da fuoco. Inutile l’immediato trasporto presso l’ospedale “Loreto Mare” di Napoli e il delicato intervento chirurgico. Dopo diversi anni il pm della Dda, Giuseppe Cimmarotta ha riaperto il fascicolo facendo luce su quel caso irrisolto.

I gravi indizi di colpevolezza, raccolti nel corso degli anni dalle forze dell’ordine e dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, hanno consentito ai pm di richiedere ed ottenere, un anno fa, la misura cautelare della custodia in carcere per Scafo e Romagnoli (Bifulco era già recluso per un’altra condanna all’ergastolo). L’inchiesta è stata costruita anche attorno ai racconti di diversi collaboratori di giustizia un tempo vicini alla cosca fondata dal padrino defunto Raffaele Vollaro,  alias ‘o califfo, storico capo della “Nuova Famiglia”, la federazione criminale che tra gli anni ’70 e ’80 sconfisse la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo.

Una sentenza che rappresenta l’ennesimo duro colpo assestato dall’Antimafia alla criminalità organizzata di Portici. Una città che negli ultimi anni è stata teatro di numerosi episodi intimidatori, alcuni dei quali ritenuti legati proprio allo scontro, tra i Vollaro e i Mazzarella, la cosca napoletana che vorrebbe allungare i tentacoli sulla provincia.

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