Il presidente della Figc Gravina lancia l’allarme giovani: «A causa del Covid persi 200mila tesserati«

Ciro Troise,  

Il presidente della Figc Gravina lancia l’allarme giovani: «A causa del Covid persi 200mila tesserati«

Un anno fa eravamo in pieno lockdown, il calcio si fermava per più di due mesi. C’era una sensazione di smarrimento, il mondo del pallone perdeva le proprie certezze nel momento più difficile dal dopoguerra ad oggi. Gabriele Gravina, presidente della Figc, ha tenuto questo mondo così complesso, è riuscito a fare in modo che i campionati professionistici della scorsa stagione terminassero sul campo e così la macchina è ripartita. Il 22 febbraio scorso Gravina è stato rieletto alla guida della Federazione, la pandemia continua ad incombere sulle nostre vite, la sfida continua ma la luce in fondo al tunnel è più vicina rispetto al passato. Il presidente Gravina ne ha parlato in una lunga intervista su tanti argomenti: dalla ripartenza dell’Eccellenza alle difficoltà dei giovani, dal ritorno del pubblico negli stadi al rinnovo del commissario tecnico Mancini, dalle condizioni economiche del calcio alla riforma dei campionati.

È trascorso un anno circa dal lockdown, dalla sospensione del calcio per più di tre mesi a causa dell’incubo Covid-19. Le va di fare un bilancio su questo percorso?

“È stata un’esperienza inattesa, senza precedenti. Nonostante alcuni iniziali tentativi di divisione, il calcio ha saputo reagire con maturità, anche grazie ad una Federazione che ha difeso gli interessi generali del sistema ed è stata un interlocutore credibile per tutte le istituzioni. La tutela della salute e la salvaguardia delle competizioni sono state il nostro faro e continuano ad esserlo, perché purtroppo non siamo ancora venuti fuori da questa terribile pandemia”.

Il calcio è un po’ come un palazzo, a causa della pandemia soffre soprattutto la base, dai giovani alle categorie dilettantistiche. Nell’ultimo Consiglio Federale avete assunto l’impegno di far ripartire il campionato d’Eccellenza, ci può raccontare le modalità in cui il pallone tornerà a rotolare anche in questa categoria?

“La nostra priorità è far giocare a calcio, ma non a discapito della tutela della salute. L’unico campionato, anche se non a ranghi completi, che può ripartire, con un grandissimo sforzo organizzativo ed economico, è proprio l’Eccellenza ma io mi preoccupo dei giovani: sono loro che stanno soffrendo maggiormente. Il Settore Giovanile e Scolastico della FIGC conta circa 200 mila tesserati in meno rispetto alla scorsa stagione sportiva, per questo sto pensando, una volta che la curva dei contagi si sarà riabbassata, di far disputare ai nostri ragazzi almeno due mesi di tornei per non fargli perdere un’intera annualità. Sarebbe bellissimo, oltre che molto importante dal punto di vista sportivo”.

Il calcio è fortemente sconvolto dalla pandemia, dalle scuole calcio ai club di provincia, la crisi colpisce ovunque. Qual è il suo piano per aiutare tutti a superare questo momento così complicato?

“Proprio in questi giorni ho avviato un tour nei territori per ascoltare le esigenze e le richieste della base. Molto è stato fatto, durante quest’ultimo anno abbiamo distribuito quasi 17 milioni di euro al solo mondo dilettantistico ma siamo coscienti che dobbiamo fare di più”.

Il tema più discusso nell’ultimo anno è la riforma dei campionati. Quali sono le prospettive per realizzare questi cambiamenti? Qual è il cronoprogramma che ha in testo dopo che è stato rieletto nel ruolo di presidente della Figc?

“Nella mia piattaforma elettorale ho descritto una riforma qualitativa e non quantitativa, perché il numero delle società è indifferente se non si risolve il problema della sostenibilità del sistema, che non è solo economico-finanziaria. Nelle prossime settimane coinvolgerò tutte le componenti in un ragionamento di riforma complessiva del sistema, a partire dalla riorganizzazione della Federazione, intesa come ruoli e rapporti delle componenti federali. Bisogna riscrivere i perimetri e le mission di ognuna di esse per poi modificare i format delle competizioni”.

Lei ha dato la disponibilità del mondo del calcio per l’organizzazione del piano vaccinale. Ne ha parlato con il Governo? Saranno utilizzate anche le strutture sportive per il piano vaccinale?

“È stata una proposta che ha riscosso consensi, noi siamo a disposizione perché, oltre ad avere i mezzi, abbiamo anche un altissimo senso di responsabilità ma non siamo noi a decidere”.

Al calcio manca tantissimo il pubblico negli stadi. In relazione all’emergenza sanitaria, qual è il programma per riportare i tifosi sugli spalti?

“Il tifo è l’anima di questo sport, non possiamo mortificare ancora per molto il desiderio di condividere dal vivo le emozioni del calcio, però dobbiamo essere coscienziosi e realisti: più vacciniamo più possibilità ci sono che si torni presto allo stadio. Finalmente vedo la luce in fondo al tunnel”.

Il commissario tecnico Roberto Mancini è riuscito a ridare entusiasmo agli italiani per la Nazionale. A che punto sono i dialoghi per il rinnovo del contratto? Quali sono le sue sensazioni in vista dell’Europeo?

“Il rapporto con Mancini è ottimo, così come il suo percorso alla guida della Nazionale fino ad ora. Non c’è fretta per ridiscutere il contratto, anche perché scade a fine 2022, ma ne stiamo parlando perché il progetto che vogliamo continuare con Roberto è molto più a lunga scadenza e riguarda la valorizzazione di tantissimi giovani”. @riproduzione riservata

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