La nuova pista ciclabile sorge su un lenzuolo di rifiuti, allarme ambientale a Terzigno

Andrea Ripa,  

La nuova pista ciclabile sorge su un lenzuolo di rifiuti, allarme ambientale a Terzigno

Una distesa di rifiuti lungo il percorso della pista ciclabile a Terzigno, la scoperta degli ambientalisti getta ombre sul maxi progetto da 9 milioni di euro che da qui a poco dovrebbe diventare finalmente realtà dopo una lunga serie di ritardi. Un sub-strato di spazzatura, mista a cumuli di terreno, è stata portata alla luce nei giorni scorsi. Proprio lungo il perimetro di Terzigno, dove i cantieri sono stati aperti settimane fa. Lì, dove il terreno è stato già livellato e attraversato dalle gru, sono comparsi scarti edili e scarti di plastica, mischiati proprio al terriccio. Uno strato superficiale che potrebbe nascondere anche altro qualora si dovesse scavare più a fondo. Ecco perché comitati e associazioni del territorio chiedono attenzione e soprattutto una bonifica dell’area, attesa da anni. I ritrovamenti – tra bottiglie di plastica, vecchie scarpe e scarti edili – hanno spinto le associazioni impegnate in città a lanciare l’ennesimo allarme attorno a un progetto destinato a cambiare il volto di un intero territorio. Non è ancora chiaro se quei “livellamenti di terreno”, oggi mischiati ai rifiuti, saranno nuovamente oggetto di interventi nelle prossime settimane oppure no. E’ tuttavia evidente che l’immagine che viene fuori dai video registrati e dalle foto scattate è indegna di un territorio che rischia di essere nuovamente maltrattato. In tanti si sono accorti dei cumuli di rifiuti lungo la pista ciclabile tra San Giuseppe Vesuviano e Terzigno. Francesco Servino, ambientalista convinto e commissario cittadino di Europa Verde Terzigno, in un filmato ha lanciato l’allarme sulle condizioni in cui si stanno svolgendo i lavori. «Non se ne può più di rifiuti che spuntano ovunque, è deprimente. La costruzione della pista ciclabile doveva essere l’occasione per bonificare una tratta abbandonata a se stessa e piena di spazzatura, che invece affiora in svariati punti dal terreno livellato. – le parole di Servino – Come gruppo di Terzigno Verde reputiamo un’assurdità e una vergogna che un’opera ecologica, come una pista ciclabile, possa avere nel substrato della spazzatura. Un recente rapporto dell’Istituto Superiore della Sanità e della Procura di Napoli Nord imputa alle istituzioni la responsabilità di aver girato la faccia di fronte agli scempi ambientali e di aver assistito per anni, con inerzia, al martirio della popolazione: ci rifiutiamo di credere che ancora oggi possano avvenire certe cose. Le autorità intervengano per fare chiarezza». In verità i rifiuti lungo il perimetro della pista ciclabile ci sono sempre stati, basti pensare che nel 2015 a San Giuseppe Vesuviano, nella zona utilizzata sin ad oggi da podisti e ciclisti della città, furono utilizzati materiali di recupero come riempimento. Si tratta di scarti di frantumazione che vennero usati per riempire le zone vuote tra i binari e il terreno. Una procedura lecita, anche quella finita nel mirino dei gruppi ambientalisti del territorio. Oggi da questo angolo di provincia a lungo ignorato dalle istituzioni e terreno fertile per gli eco-criminali arriva l’ennesimo campanello d’allarme che risuona sull’opera per lo sviluppo della mobilità sostenibile più importante del Mezzogiorno.

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