Caso Lugli, Ortolani: «E’ assurdo dover scegliere tra la maternità e lo sport»

Cristina Esposito,  

Caso Lugli, Ortolani: «E’ assurdo dover scegliere tra la maternità e lo sport»

Serena Ortolani, Davide Mazzanti e la piccola Gaia. Una formazione vincente non soltanto nella pallavolo. Insieme hanno collezionato trofei ed emozionanti successi, ma soprattutto hanno dimostrato che è possibile essere una famiglia unita ed affiatata senza dover rinunciare alla carriera. Il segreto? Proprio la piccola di casa, inesauribile fonte di energia e positività. “Da quando è arrivata, abbiamo sempre messo la famiglia davanti a tutto – spiega la giocatrice in forza alla Bartoccini Perugia Volley  in Serie A1 – prima la pallavolo  era tutto per me, ora affronto ogni cosa con leggerezza. Con lei, anche una sconfitta si dimentica più in fretta”.

Mamma a 25 anni, nel pieno della carriera. Una rarità per lo sport italiano.

«E’ successo tutto all’improvviso. Ero contentissima ma avevo anche un po’ d’ansia. Avevo accanto un compagno con cui stavo davvero bene ed era bella l’idea di costruire una famiglia insieme. Pensando al volley, però, avevo tante perplessità. Giocavo a Pesaro, mi avevano nominata capitano ed ero il punto di riferimento di una grande squadra, ma sono riuscita a fare solo la preparazione perché ho scoperto di essere incinta prima dell’inizio del campionato e, come da prassi, il mio contratto è stato risolto. Mi sono trovata anch’io a casa e senza aiuto economico».

Proprio come Lara Lugli. Cosa hai pensato leggendo la sua storia?

«Mi sono detta “Ecco, ci risiamo”. E’ una storia che va avanti da anni. Sono davvero contenta che abbia finalmente avuto visibilità ed importanza. Noi atlete non siamo mai state tutelate sotto questo punto di vista. Il paradosso è che siamo comunque donne che lavorano, e veniamo abbandonate al nostro futuro. E’ assurdo costringerci a scegliere tra lavoro ed essere madre».

Eppure i contratti prevedono ancora clausole anti-maternità.

«Ricordo quando ho firmato il mio primo contratto: c’era scritto proprio “in caso di gravidanza verrà rescisso il contratto”. All’epoca avevo 17 anni e la cosa mi faceva sorridere, ma mi aveva anche molto colpita. “Se rimango incinta salta tutto” pensai. A distanza di anni, non è cambiato nulla ed è per questo che ci sono pochissime mamme in campionato. Da una parte te lo spieghi perché è difficile conciliare la vita da mamma con la pallavolo, devi poter contare sempre su qualcuno che ti aiuta. Nel nostro caso, Gaia avrà cambiato sette tate. E’ arrivata davvero l’ora di fare qualcosa».

Magari con la Vezzali Sottosegretario allo sport?

«Lo spero tanto, soprattutto per cambiare questi contratti perché sono davvero fuori dal normale. Dobbiamo essere più tutelate. La nostra carriera non dura molto, e fermarsi senza poter percepire alcun tipo di sussidio è inconcepibile, soprattutto se accade ad una ragazza giovane che non prende uno stipendio particolarmente alto ed improvvisamente si ritrova con un figlio e senza nessun tipo di tutela».

Ti stai giocando i playoff con il Perugia. Il tuo futuro?

«Sono sempre stata una che vive alla giornata. Però ho Gaia che da un po’ di tempo insiste per avere un fratellino e quindi proveremo ad allargare la famiglia. Penso che l’anno prossimo mi prenderò una pausa e poi vedremo se sarà un addio definitivo oppure ritornerò in campo. Anche perché finire senza il calore del pubblico non è proprio il top. Sono tanto legata alla gente, ai tifosi con i quali abbiamo un contatto diretto. Questo pezzo qui mi manca tantissimo. Ora pensiamo ai playoff, abbiamo affrontato un anno davvero difficile e mi piacerebbe concludere col sorriso».

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