La cupola del clan D’Alessandro si riuniva in una scuola

Tiziano Valle,  

La cupola del clan D’Alessandro si riuniva in una scuola

I summit di camorra in una scuola chiusa da anni, abbandonata e lasciata nel degrado. Quello che sarebbe dovuto essere un luogo di cultura, dove magari indirizzare i giovani a una vita migliore, in un quartiere come Scanzano da troppi anni condizionato dalla presenza della criminalità organizzata, era diventato il canile privato di Luigi D’Alessandro, figlio di Pasquale e nipote del padrino defunto Michele. Il rampollo della terza generazione della famiglia camorristica egemone a Castellammare, si era procurato le chiavi dell’ex istituto Salvato, aveva comprato catenacci per tenere chiusi i cancelli e sistemato un paio di pitbull nel cortile, che servivano per scoraggiare chiunque avesse avuto l’intenzione di entrare. Comprese le forze dell’ordine. Una struttura pubblica acquisita a patrimonio privato di un clan che la utilizzava per i summit di camorra. Lì dentro, secondo quanto ricostruito dai carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata, più volte nel corso del 2017, si riunivano Sergio Mosca, Giovanni D’Alessandro e Antonio Rossetti. Anche poche settimane dopo il delitto di Antonio Fontana. La scuola dismessa di Scanzano era considerata un luogo sicuro, al riparo dal rischio di intercettazioni e a prova di blitz delle forze dell’ordine, perché offriva la possibilità di una via di fuga sul retro. «Ci vediamo dove tiene i cani Luigi», indicava Sergio Mosca ai suoi compagni, quando c’era bisogno di riunirsi. «Quello è un posto buono», replicava Antonio Rossetti, condividendo la scelta del luogo individuato per il summit. Un retroscena che rende colpevoli anche quanti negli anni avrebbero dovuto individuare un futuro diverso per quella struttura. La scuola Salvato solo nel 2019 è stata liberata dalla presenza dei pitbull. I vigili urbani trovarono anche bilancini di precisione, un cucchiaino sporco di droga e materiale vario per il taglio dello stupefacente e il confezionamento delle dosi. Cosa ne sarà di quell’istituto è ancora oggi un mistero. Due anni fa fu ipotizzata la realizzazione di un centro per disabili, ma non se n’è saputo più nulla. Questo retroscena fa pari con l’utilizzo del parcheggio delle Nuove Terme, a uso e consumo del boss Sergio Mosca. Nemmeno i vigilantes che dovevano presidiare la struttura, come emerge dalle intercettazioni degli investigatori, dovevano osare chiedergli cosa ci facesse in una zona inaccessibile da quando la società partecipata del Comune è fallita. Un’occupazione camorristica di beni pubblici che rappresenta la sconfitta di una città in cui secondo il gip del Tribunale di Napoli, Fabrizio Finamore, il clan D’Alessandro «si è insediato nei quartieri, imponendo con la forza della violenza il proprio governo».

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