L’allarme dello psicologo: “Viviamo in solitudine, la normalità è lontana”

Elena Pontoriero,  

#TopNews «Non si ritornerà mai più alla normalità che abbiamo perso un anno fa. Perché la solitudine ha superato il senso di socializzazione che era nel nostro Dna, cancellato dalle regole anti-Covid»

«Non si ritornerà mai più alla normalità che abbiamo perso un anno fa. Perché la solitudine ha superato il senso di socializzazione che era nel nostro Dna, cancellato dalle regole anti-Covid». Un quadro pressoché drammatico, dipinto da Raffaele Felaco presidente dell’associazione Psicologi Campania. Un anno di divieti che hanno fatto aumentare l’ansia che si è trasformata in gravi patologie e che, come una variante del virus, continua a diffondersi velocemente tra la popolazione. Uno stato di paura mista all’incertezza pesa gravemente sulla psiche di tutti, dai bambini fino agli anziani.

A un anno dall’inizio della pandemia, quali sono le patologie legate alla sfera psicologica?

«L’espressione di sofferenza della mente si è concretizzata sul corpo, perché l’ansia prolungata porta gravi scompensi fisici. E se c’è chi davanti ai quotidiani bollettini di guerra, tra contagi e vittime, cerca di spegnere il cervello, in altri il colpo inferto dalla tensione si trasforma in disturbi alimentari. Si ha una netta impennata, infatti, di casi di bulimia o viceversa atteggiamenti di inappetenza».

Professor Felaco, ci sono cambiamenti a cui ci siamo adeguati ma come incidono?

«Se per cambiamenti si intende scuola e lavoro a distanza, allora incidono e incideranno anche quando tutto sarà finito. Perché quello che è venuto a mancare è il ciclo circadiano, ovvero gli intervalli abituali durante la giornata tra ore di attività e riposo. Questo ha portato a un crescendo di disturbi del sonno e di elevata irritazione. Siamo oggi connessi al web ma disconnessi con il pensiero e per il rallentamento del pensiero si diventa più aggressivi.

Una situazione che colpisce tutti, indistintamente dall’età?

«La modalità dei disturbi cambia a seconda delle persone».

Come influenza quindi i bimbi?

«Sono state interrotte le relazioni sociali che per i bambini hanno lo scopo fondamentale della formazione. Un ritardo che peserà sulla loro crescita».

E sugli adolescenti?

«Gli adolescenti sono nella fase in cui a quella età si comincia a costruire la propria identità, adesso questo processo è stato devastato perché hanno perso il confronto quotidiano e la capacità di regolazione visto che è diminuita la possibilità di stare insieme».

Cosa accade agli adulti e agli anziani?

«Se per adulti intendiamo l’attuale forza lavoro, gli stessi sono in una situazione di sospensione. La sensazione è quella di vivere in una bolla perché anche chi, ad esempio, ha un impiego sicuro non ha certezza di conservare gli stessi privilegi. La certezza è che ne usciremo più poveri e con le ossa rotte. Maggiormente penalizzati, poi, sono gli anziani a cui adesso diciamo di stare soli se vogliono salvarsi. Stiamo privando tutti degli affetti, divise le famiglie. Stiamo viaggiando verso l’individualismo e anche sconfitto il virus sarà difficile fidarsi l’uno dell’altro».

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