Castellammare. Dietro la truffa milionaria dei 730, c’era un ras di Scanzano

Tiziano Valle,  

Castellammare. Dietro la truffa milionaria dei 730, c’era un ras di Scanzano

Falsi modelli 730 per ottenere rimborsi da capogiro da parte dello Stato. Beneficiari della truffa migliaia di cittadini stabiesi, ma una parte di quei soldi finivano nelle casse del clan D’Alessandro. E’ il pentito Pasquale Rapicano, ex killer della cosca di Scanzano, a collegare la camorra con una maxi-truffa allo Stato che qualche anno fa portò anche a un sequestro da 25 milioni di euro, a carico di una trentina di indagati collegati a un Caf (Centro di Assistenza Fiscale) di Castellammare di Stabia.

Secondo Rapicano, a occuparsi di questo raggiro per conto del clan, era stato Ettore Spagnuolo, uno dei pezzi da novanta dei D’Alessandro finito in carcere martedì scorso nell’ambito dell’inchiesta “Domino 2”, condotta dai carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata, coordinati dalla Procura Antimafia.

«Ettore Spagnuolo si occupa delle estorsioni, in particolare si è interessato di un affare che ha riguardato la compilazione dei modelli 730 ed i relativi rimborsi» – racconta Rapicano, che fa il nome anche di un professionista la cui identità viene omissata. «Non so se costui raccoglieva solo i codici fiscali per portarli ad un commercialista o si occupasse anche di altro – continua il collaboratore di giustizia – In ogni caso, le persone del centro antico venivano convogliate da questi professionisti.

La cifra richiesta per ogni 730 era pari a mille euro. La grossa parte di questa somma di denaro rifluiva nelle casse del clan. Voglio aggiungere che Ettore Spagnuolo già gestiva da solo questo affare, ma non appena abbiamo fiutato il business…». Il verbale prosegue con una serie di omissis, anche perché sono in corso ulteriori indagini su questa vicenda da parte delle forze dell’ordine. Nel 2018, la guardia di finanza di Castellammare di Stabia, riuscì a stanare i professionisti e i prestanome che erano particolarmente attivi nella truffa dei modelli 730, che complessivamente erano riusciti a mettere insieme un giro che coinvolgeva quasi cinquemila persone in città.

Tutto ruotava attorno alla Mes Consulting srl di via Alvino a Castellammare, considerata la base operativa del gruppo. I prestanome pur non avendo nessuna qualifica, né competenza fiscale, avevano attestato in modo falso di svolgere l’attività di consulenza, riuscendo a strappare le credenziali necessarie per trasmettere i modelli 730 nei sistemi informatici di Agenzia delle Entrate e Inps.I clienti spesso erano ignari del trucchetto architettato dai truffatori. Venivano avvicinati dai procacciatori che gli promettevano di poter ricevere qualche rimborso extra, consegnando semplicemente il codice fiscale, il documento d’identità e la certificazione unica. A patto che fossero disposti a concedere mediamente il 30 per cento della somma che avrebbero ottenuto. Al momento della presentazione del 730 poi venivano presentate richieste di rimborso per spese mediche inesistenti, talvolta allegando false fatture emesse da centri odontoiatrici del tutto ignari.

Il sistema ha retto fino al 2015, quello che è considerato l’anno «boom» della truffa. In base alla legge introdotta nel 2007 in materia fiscale tocca ai Caf, preventivamente, controllare se la documentazione è in regola, ma in questo caso il Caf era proprio il «motore» della truffa.

A distanza di tre anni da quella operazione condotta dalla guardia di finanza, però, si scopre che anche esponenti del clan D’Alessandro avessero fiutato l’affare e si erano attivati per procacciare clienti, ai quali evidentemente veniva imposta una percentuale sul rimborso illecito percepito.

Un business che conferma anche la capacità della cosca di diversificare i suoi affari, in modo da racimolare sempre più soldi. Non a caso dall’ultima ordinanza di custodia cautelare emerge che la cosca passasse dal traffico di droga alle estorsioni, passando per la gestione degli appalti pubblici fino all’usura. Senza disdegnare nemmeno le truffe assicurative.

Un range di affari illeciti ai quali ora si aggiunge anche la truffa dei modelli 730, che appena un paio di anni fa costrinse quasi 5mila persone a dover restituire i rimborsi ottenuti in modo illecito. Soldi che invece il clan ha messo in casa, secondo Rapicano, attraverso l’impegno di Ettore Spagnuolo.

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