Castellammare. Viaggio nella scuola dei summit del clan D’Alessandro tra degrado e abbandono

Tiziano Valle,  

Castellammare. Viaggio nella scuola dei summit del clan D’Alessandro tra degrado e abbandono

La scritta “Rione Scanzano” su tutte le pareti, coperte e abiti abbandonati sul pavimento, vecchi materassi gettati nelle aule, un tavolo di legno ancora in buono stato e un cestino dei rifiuti per l’indifferenziato poco distante. Passeggiare nella vecchia scuola Catello Salvati di via Monaciello significa tastare con mano l’abbandono del quartiere collinare di Castellammare di Stabia, che purtroppo finisce alla ribalta della cronaca solo per essere la roccaforte del clan D’Alessandro, una delle cosche più potenti della provincia di Napoli. Proprio qui – secondo quanto emerso dall’ultima inchiesta condotta dall’Antimafia – i boss della famiglia camorristica di Scanzano si riunivano quando bisognava prendere le decisioni più importanti, perché era un luogo dove si era sicuri di non essere intercettati e c’era anche la possibilità di scappare da un’uscita secondaria.

Le chiavi dei catenacci le aveva Luigi D’Alessandro, figlio di Pasquale, esponente della terza generazione della famiglia camorristica egemone da decenni a Castellammare. L’unico appiglio per riscontrare la presenza dello Stato nella Salvati è un vecchio cartello che annuncia un progetto finanziato con fondi europei. “La scuola partecipa al Programma Operativo Nazionale Ambienti per l’Apprendimento”. Il cartello risale al 2007. A quattordici anni fa.La sensazione è quella di aver messo piede in una struttura che ha subito un bombardamento. Superato un vecchio cancello arrugginito si raggiunge l’atrio, che è stato trasformato in una mini-discarica di materiale di risulta. Gli infissi sono stati tutti portati via, sradicati dalle pareti devastate e segnate dalla sigla “RS”, che sta per Rione Scanzano, intervallata da una stella simile a quella delle Brigate Rosse. L’impianto elettrico è stato completamente distrutto, probabilmente da chi va a caccia di rame da rivendere per ricavarci qualche soldo.

Dei servizi igienici non c’è più traccia, non fosse per un gabinetto colmo di spazzatura. A ricordare che un tempo la Catello Salvati è stata una scuola, c’è una vecchia panchina con l’appendiabiti, di quelle che di solito si utilizzano nelle palestre. In una vecchia aula dismessa, annunciata da una scritta sul muro “Sto in una stanza”, c’è un tavolo e un bidone della raccolta rifiuti. Proprio lì, due anni fa, i vigili urbani di Castellammare di Stabia hanno trovato anche un cucchiaino sporco di droga e materiale per il confezionamento delle dosi. C’è solo una piccola finestra rotta, che è stata lasciata a terra. All’esterno c’è un giardino incolto, pieno di erbacce. Mentre sulla parte asfaltata ci sono le gabbie costruite in epoca recente e – da quanto emerso dagli atti dell’Antimafia – utilizzate almeno fino al 2019 dai “guaglioni” del clan per custodire due pitbull.

Nella Catello Salvati di via Monaciello già da tempo erano spariti i libri di italiano e matematica, e si cominciava a studiare da boss.

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