Un pentito rivela alla Dda: «Il clan D’Alessandro ha un hotel in penisola sorrentina e fa affari nel turismo»

Salvatore Dare,  

Un pentito rivela alla Dda: «Il clan D’Alessandro ha un hotel in penisola sorrentina e fa affari nel turismo»

Il clan D’Alessandro, da diverso tempo, gestisce un rinomato albergo in penisola sorrentina. In pratica, ne è proprietario. A occuparsi della struttura ricettiva, «che appartiene» alla cosca di Scanzano, è ovviamente un prestanome. Una testa di legno fedele al clan di Castellammare di Stabia.

A sostenerlo è un collaboratore di giustizia sentito negli ultimi anni in diversi interrogatori. Si tratta di un ex seguace della camorra che ha deciso di passare dalla parte dello Stato e rivelare ai magistrati dell’Antimafia tutti i segreti della cosca. Il pentito fornisce preziose informazioni legate al traffico di sostanze stupefacenti, alle estorsioni e agli omicidi. Ma fa anche rivelazioni sulle nuove dinamiche “imprenditoriali” portate avanti dai D’Alessandro che, come già sostenuto a più riprese dalla Direzione investigativa Antimafia in svariate relazioni portate in Parlamento, estendono il proprio dominio anche aldilà del ponte di Seiano, in penisola sorrentina.

La notizia che Scanzano sia sostanzialmente proprietario di un hotel è contenuta in uno dei verbali firmati da alcuni pentiti nell’inchiesta “Domino 2”. Sono atti che sono contenuti nell’ultima ordinanza di custodia cautelare eseguita a Castellammare di Stabia lunedì scorso con cui sono scattati sedici arresti nei confronti di presunti generali e affiliati al clan D’Alessandro. Ovviamente, le indagini sono ancora in corso.

I magistrati della Procura distrettuale Antimafia di Napoli lavorano costantemente per ottenere ulteriori riscontri alle confessioni dei collaboratori di giustizia e fare estrema chiarezza su tutti gli affari della cosca. Sotto la luce dei riflettori evidentemente finisce anche la questione legata all’albergo e alle infiltrazioni della criminalità organizzata nel comparto turistico.

Non solo: all’interno dell’ordinanza di custodia cautelare si fa menzione pure di un altro settore che fa gola alla camorra. È quello dei parcheggi. Anche in questo caso, la penisola sorrentina – nonostante spesso venga, con approssimazione, considerata una sorta di oasi immune alle cellule criminali nonostante indagini e arresti degli ultimi anni – è indicata da alcuni pentiti come una terra florida in cui il clan preferisce muoversi nell’ombra per incrementare i propri guadagni. Tra le vicende già note anche all’Antimafia, rimane anche l’intenzione da parte della camorra di mettere le mani sul parcheggio Kennedy realizzato a Vico Equense diversi anni fa. È quell’area di sosta dove, stando ad alcune ricostruzioni, il 3 febbraio 2009 ci sarebbe dovuto essere un incontro tra Luigi Tommasino, allora consigliere comunale di Castellammare di Stabia, e alcuni imprenditori. Un appuntamento che non si svolse. Perché poche ore prima Tommasino venne ucciso sotto gli occhi del figlio. Nel gruppo di fuoco che agì in viale Europa c’era anche Renato Cavaliere, killer di Scanzano ed oggi collaboratore di giustizia, che ha già spiegato agli inquirenti diversi legami tra imprenditoria e camorra. In questo canale investigativo viene a galla, a detta di Cavaliere, la volontà del clan di trarre profitti dalla gestione del parcheggio di Vico Equense. Una questione da decifrare fino in fondo e che si intreccia con il delitto Tommasino, su cui sono ancora aperte indagini da parte della Dda di Napoli.

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