Castellammare. Prestiti del clan D’Alessandro alle imprese: giro d’usura da 80mila euro al mese

Tiziano Valle,  

Castellammare. Prestiti del clan D’Alessandro alle imprese: giro d’usura da 80mila euro al mese

«Io vendo i soldi, mica il pane». Sergio Mosca, boss del clan D’Alessandro, si confida in auto con un amico. Non può sapere di essere intercettato e così dà libero sfogo alla sua rabbia per una vittima di usura che ancora non ha provveduto a pagare la rata del prestito che gli ha concesso, con tassi da capogiro. La vittima è il titolare di un locale di Castellammare di Stabia e Mosca ragiona sulla possibilità di prendersi la sua attività commerciale, se entro poco tempo non provvede a saldare. Poi ci ripensa e traccia la sua strategia: più interessi, tempi stretti per incassare il possibile e stop ai prestiti: «Io vendo i soldi, mica il pane», dice. E’ un altro capitolo dell’ordinanza di custodia cautelare che la settimana scorsa ha portato all’arresto di sedici persone, tra boss, affiliati e presunti fiancheggiatori del clan D’Alessandro.

E’ un capitolo che racconta di prestiti a strozzo di un pezzo da novanta della cosca di Scanzano. Di circa 80mila euro al mese che Sergio Mosca fa girare tra disperati a caccia di soldi, incassando gli interessi. Nella rete del boss finiscono commercianti che devono pagare i fornitori, piccoli imprenditori che conquistano appalti lontano da Castellammare ma magari devono anticipare i soldi per la trasferta degli operai, di dipendenti pubblici o di note aziende private. In alcuni casi, addirittura, si parla di prestiti di 220-240mila euro. Insomma, non proprio disperati che non sanno come mettere il piatto a tavola.

Ma, non a caso, anche dalle pagine firmate dal gip di Napoli emerge la difficoltà di avere accesso al credito attraverso le banche, a causa delle maglie sempre più strette e di una burocrazia che mal si sposa con chi ha fretta di reperire soldi. In questo contesto si muove la camorra, che ha grossa disponibilità economica e può reinvestire una parte dei capitali guadagnati con il traffico di droga e le estorsioni, nei prestiti a strozzo.

Mosca, in questa attività, si definisce una sorta di maestro, tant’è vero che insegna ai suoi uomini fidati come vanno prestati i soldi. «Lui mi chiede 10mila euro? Io gliene dò 9.500 e tra un mese lui me ne deve restituire 10mila», dice il boss di Scanzano. E chiaramente l’interesse aumenta se non viene rispettata la scadenza.Il tasso del 5 per cento, inoltre, aumenta fino al 10, se a procurargli il “cliente” è una terza persona. In questa attività, secondo gli inquirenti, lo hanno aiutato per un certo periodo il genero Vincenzo Gargiulo e il nipote Giovanni Izzo. In alcuni casi è lo stesso Mosca a chiedergli di procurare nuove persone a cui prestare soldi. «Tengo 40mila euro a terra, vediamo se esce qualcuno buono che ce li fa riprendere il mese prossimo», è il senso di una delle intercettazioni finite agli atti dell’inchiesta Domino Bis. Un’indagine che secondo il gip del Tribunale di Napoli rivela l’abilità di Mosca «a diversificare il proprio patrimonio, soprattutto investendo in beni immobili e prestando soldi a un tasso di interesse variabile tra il 5 e il 10 per cento mensile».

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