Il Governo oggi riapre le scuole, ma i sindaci le richiudono

metropolisweb,  

Era stata ribattezzata come la norma “anti De Luca” quella voluta con forza dal Governo Draghi per impedire che i Governatori decidessero in autonomia sulla chiusura e riapertura delle scuole. Ma il solito pasticcio all’italiana era solo dietro l’angolo. Nel giorno, quello di oggi, in cui si riaprono le scuole per milioni di italiani, forse il Governo non aveva fatto i conti con i sindaci. Quelli che spaventati dalle proteste dei genitori e con un occhio più ai voti che al benessere delle proprie comunità, hanno fatto un passo indietro chiudendo gli istituti scolastici. Oggi, almeno sulla carta, sarebbero dovuto rientrare a scuola per seguire le lezioni in presenza circa 5,6 milioni di alunni: quasi il 66% degli 8,5 milioni di alunni iscritti nelle scuole statali e paritarie: due su tre. La Campania con 484.731 (e 460.262 in DAD) è una delle Regioni più popolose a decidere la riapertura degli istituti. Ma, sui diversi territorio delle province di Napoli e Salerno, sono stati tanti i sindaci che ieri hanno deciso di non riaprire.

Le chiusure. Slitta l’apertura delle scuole di ogni ordine e grado nei tre Comuni di Santa Maria la Carità, Lettere e Agerola, dove i contagi risultano ancora preoccupanti. I cancelli degli istituti potrebbero riaprirsi tra una settimana, ovvero il 13 aprile prossimo, data stabilita dai sindaci per riattivare la didattica in presenza. Annunci che hanno sollevato polemiche infinite, soprattutto tra i genitori degli alunni che pronti a scendere in piazza per protestare contro la proroga della chiusura dei plessi scolastici. Questa mattina, infatti, davanti al municipio di Santa Maria la Carità si svolgerà una manifestazione pacifica, in rispetto alle norme anti-Covid, dopo il tentativo di ieri di essere ricevuti dal sindaco Giosué D’Amora. «L’istruzione e la formazione dei nostri ragazzi va preservata e garantita. La Dad è sicuramente un’opportunità ma non può essere la normalità. I nostri figli hanno il diritto di andare a scuola in presenza così come accade in altre realtà d’Italia (compresa la regione più colpita: la Lombardia) e dobbiamo essere noi adulti, assumendoci le nostre responsabilità, a garantire loro questo diritto». Una protesta partita dai social e promossa dai genitori no-Dad sia di Santa Maria la Carità ma anche di Agerola, per nulla soddisfatti delle decisioni assunte dai due sindaci. Il sindaco di Agerola, che di professione fa l’insegnante, ha accompagnato la decisione di non riaprire con una lunga lettera su fb. “E’ sempre difficile e complicato decidere. Non lo si fa mai a cuor leggero. È sempre difficile fare la scelta giusta, quando è in discussione la sospensione della didattica a scuola: luogo di formazione, di crescita e di socializzazione” ha scritto Mascolo. Che motiva così la sua decisione: “Purtroppo, però, l’incidenza di nuovi positivi a sette giorni su 100mila abitanti di questa settimana è elevatissimo e la percentuale di positivi supera di gran lunga la media regionale”. Il sindaco di Lettere, Nino Giordano, avanza anche una motivazione di carattere scientifico: “Non penso che sia stato un provvedimento ben ponderato anche perché considerata la variante inglese andrebbe rispettata, in classe, la distanza di due metri. Oggi nessun aula può garantire queste misure  di distanza perché si era organizzato il tutto per garantire la distanza di un metro o poco più” spiega Giordano. “Noi sindaci siamo in pasto alla corrente dei no e dei sì e qualsiasi decisione porta dei malcontenti che in questo periodo di tensione sicuramente non aiuta”. Anche nel Vesuviano sono diversi i sindaci che, subito, hanno scelto per il no. Ottaviano, ad esempio, ha deciso di partire in maniera graduale. Oggi apriranno le scuole dell’infanzia e da lunedì le altre classi. Antonio De Giudice, primo cittadino di Striano e Vincenzo Catapano, di San Giuseppe Vesuviano, invece, hanno deciso per la serrata. Singolare che tutti e due siano espressione di Fratelli d’Italia e Lega, due tra i partiti che vorrebbero riaperture in ogni settore. Evidentemente, tranne quello scolastico.

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