Scandalo Tangentopoli a Torre Annunziata, Ariano si difende: «Ho preso una sola tangente»

Ciro Formisano,  

Scandalo Tangentopoli a Torre Annunziata, Ariano si difende: «Ho preso una sola tangente»

Torre Annunziata. Oltre un’ora di interrogatorio. Da un lato lui, Nunzio Ariano, l’ex dirigente comunale, l’uomo della mazzetta, l’icona dello scandalo appalti che fa tremare il Comune di Torre Annunziata. Dall’altro, collegati in videoconferenza con il carcere di Poggioreale, il giudice Antonio Fiorentino e il pm, Giuliana Moccia. Al centro la nuova ordinanza cautelare che qualche giorno fa è stata notificata in cella all’ex capo dell’Ufficio Tecnico Comunale, recluso da oltre 90 giorni con l’accusa di induzione indebita. «Voglio pagare per quello che ho fatto ma non per ciò che non ho mai commesso. E’ vero ho preso una tangente da 10.000 euro. Ma quella è stata l’unica mazzetta che ho ricevuto in tutta la mia vita», il succo delle parole ripetute ieri da Ariano. L’ingegnere, assistito dall’avvocato Francesco De Gregorio, è stato arrestato il 28 dicembre scorso dopo aver intascato una tangente da 10.000 euro per un appalto di adeguamento anti-Covid di alcune scuole. Ma sabato mattina Ariano si è visto notificare una nuova ordinanza. Stavolta per una tangente da 2.000 euro che avrebbe incassato per firmare alcuni mandati di pagamento da corrispondere allo stesso imprenditore che gli aveva consegnato la mazzetta a dicembre. Se per la prima vicenda Ariano ha ammesso la sua responsabilità – difficilmente avrebbe potuto negare visto che è stato fermato con i soldi in tasca dopo l’incontro con l’imprenditore – per questo secondo capitolo dello scandalo che lo ha travolto è pronto a difendersi. La Procura di Torre Annunziata teorizza che i 2.000 euro sarebbero stati consegnati ad Ariano dall’imprenditore per sbloccare i pagamenti di alcuni lavori già eseguiti per conto del Comune. In sostanza, teorizzano gli inquirenti, senza la mazzetta l’ex dirigente non avrebbe  sbloccato i pagamenti all’impresa. Una sorta di “ricatto” – «se non mi paghi non ti pago» – che però l’ex dirigente ha provato a smentire nel corso dell’interrogatorio. Secondo la difesa dell’ingegnere indagato, Ariano ha firmato successivamente quei mandati di pagamento semplicemente perché il Comune, in quel momento, non aveva la liquidità disponibile per procedere all’erogazione dei soldi per l’impresa. Una tesi che i legali dell’ex dirigente poteranno, nelle prossime settimane, anche all’attenzione dei giudici del Riesame per chiedere la revoca di quella ordinanza. Ricostruzione che però non convince la Procura. Gli inquirenti sono convinti che quei due episodi – le due mazzette da 10.000 e 2.000 euro – rappresentino soltanto la punta dell’iceberg di un vero e proprio sistema criminale legato alla gestione degli appalti pubblici a Torre Annunziata. Un sistema nel quale sarebbero coinvolti – sospetto che emerge da alcuni interrogatori – persino alcuni politici ai quali sarebbe stata destinata una parte della mazzetta. Intanto la Procura va avanti nelle indagini. Sotto la lente d’ingrandimento dei finanzieri ci sono altri appalti sospetti, altre procedure poco lineari. Altri atti che portano la firma dell’ex dirigente arrestato.

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