Terremoto politico a Scafati, un’altra fumata nera per la giunta

Adriano Falanga,  

Terremoto politico a Scafati, un’altra fumata nera per la giunta

A due settimane esatte dall’apertura della crisi di maggioranza, la città di Scafati si ritrova ancora senza giunta. Forse se ne riparla lunedì, così da avere un nuovo, l’ennesimo, weekend per le mediazioni politiche tra il sindaco Cristoforo Salvati e il gruppo dei cinque dissidenti composto da Pasquale Vitiello, Antonella Vaccaro, Daniela Ugliano, Paolo Attianese e Anna Conte. Non esistono comunicazioni ufficiali, se non indiscrezioni e voci che raccontano di strenue trattative tra i cinque e il primo cittadino. Non sembra essere una questione di poltrone, perché i dissidenti continuano a ripetere di volere dal sindaco e dalla loro maggioranza un netto cambio di passo. Una svolta dell’azione amministrativa che passa dalla sottoscrizione di un documento programmatico con scadenza dicembre 2021. Si parte dal bilancio preventivo, la cui votazione prevista al 31 marzo è stata prorogata a fine aprile. Un bilancio che i dissidenti hanno definito frutto dell’assenza di confronto, e nel patto di consiliatura proposto a Salvati hanno già fatto presente la presentazione di emendamenti. Non solo, entro fine anno bisognerà anche avviare concretamente i lavori per la redazione del Puc e procedere alle assunzioni. Non a chiacchiere secondo i cinque, visto e considerato che il sindaco sono oramai mesi che anticipa assunzioni ad oggi non ancora avviate o concretizzate. Mancano dirigenti, soprattutto in settori strategici e fondamentali per un ente come quello di Scafati, ad un passo dal dissesto. Sia la responsabile del settore economico finanziario che la collega ai tributi, per la precisione Anna Farro e Roberta De Sio, sono in organico tramite convenzione con orario e contratto limitato. Non solo, la Farro in queste settimane più volte ha palesato un evidente malcontento per le ingerenze di alcuni consiglieri comunali, tanto da rifiutare di presentarsi alle commissioni. Dal canto suo la De Sio terminerà il suo mandato tra un mese ed è intenzionata ad andare via. Plausibile, impossibile operare con un ufficio ridotto a quattro soli dipendenti, e un tasso di evasione fiscale altissimo. Oltre alle critiche che puntualmente vengono mosse dai revisori dei conti, quanto all’organizzazione precaria e insoddisfacente del settore tributi. Perché allora non puntare ai sovraordinati prefettizi? È quanto propongono i dissidenti, considerato che i costi sono a carico della Prefettura e le competenze acclarate. Tra le priorità da concretizzare entro fine anno anche la dismissione del patrimonio comunale e la vendita delle farmacie. Coperture già messe in bilancio ma di fatto i bandi sono ancora in fase embrionale. Insomma, una fiducia a scadenza: o si svolta, o si va a casa. Male anche per Mario Santocchio, il Tar non concede la sospensiva alla sua sfiducia, se ne discuterà il 20 ottobre. Nel frattempo, si ritorna al voto per il nuovo presidente del consiglio.

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