Torre del Greco. Il giudice per le indagini preliminari Antonio Fiorentino del tribunale di Torre Annunziata non si è ancora pronunciato sulla richiesta di scarcerazione presentata al termine dell’interrogatorio di garanzia. Ma la difesa di Mario Buono – il consigliere comunale ai  domiciliari per la seconda tranche dell’inchiesta sullo scandalo del voto di scambio alle elezioni del 2018 – già è pronta a giocare l’ultimo jolly per provare a cancellare la misura cautelare a carico dell’imprenditore alla prima esperienza in politica: «Aspetteremo la decisione del gip e poi presenteremo ricorso al Riesame di Napoli», si limita a confermare l’avvocato Luigi Spadafora. Chiaro l’obiettivo: dimostrare – alla luce dell’assenza di imminenti competizioni elettorali – l’impossibilità di reiterare il reato ipotizzata dalla procura di Torre Annunziata. D’altronde, lo stesso prefetto Marco Valentini – tempestivamente informato dell’arresto – fino a oggi non ha sospeso Mario Buono dalla carica di consigliere comunale, in attesa di eventuali pronunciamenti del tribunale per le libertà.

Il nodo temporale

I fatti racchiusi all’interno del secondo fascicolo messo in piedi dal procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli sono sostanzialmente gli stessi già costati l’arresto, a inizio aprile del 2019, all’ex assessore Simone Onofrio Magliacano e all’ex consigliere comunale Stefano Abilitato. Ma – grazie alle dichiarazioni dell’ex testimone di giustizia Giovanni Massella – gli investigatori sono riusciti a «inquadrare» la seconda associazione a delinquere finalizzata alla compravendita di voti, guidata sempre da Simone Onofrio Magliacano e finalizzata all’elezione di Mario Buono. Partendo da una frase catturata in un’intercettazione tra l’ex assessore e Vincenzo Izzo – il titolare della pescheria Don Do’, legato a Mario Buono, affermò in maniere convinta «La prossima battaglia ci uniamo per le Regionali» – l’ex pm dell’Antimafia ha ipotizzato l’esistenza di un «patto a lungo termine» per il controllo di qualsiasi corsa alle urne. Non a caso, la procura di Torre Annunziata avrebbe voluto – come si legge all’interno della richiesta firmata proprio da Pierpaolo Filippelli – fare scattare le misure cautelari prima delle ultime Regionali di settembre 2020. Alla fine, tuttavia, gli incartamenti sono stati trasmessi all’ufficio gip del tribunale di Torre Annunziata solo lo scorso 3 febbraio. Quando Vincenzo De Luca era (nuovamente) seduto sulla poltrona di governatore della Campania già da quattro mesi. Non a caso, il gip Antonio Fiorentino «giustifica» i domiciliari con il gravissimo pericolo di reiterazione dei reati «in vista di future elezioni». E sottolinea come l’Italia è recentemente uscita da una grave crisi di governo a livello nazionale.

Niente elezioni

Proprio sull’assenza di concrete possibilità di andare alle urne – sia a livello nazionale sia a livello locale – proverà a fare leva la difesa del consigliere comunale Mario Buono per provare a ottenere dal Riesame di Napoli la revoca della misura cautelare. Se il verdetto non dovesse «sorridere» all’imprenditore del settore del pulizie, in consiglio comunale – come prima eletta della lista civica Forza Torre – entrerebbe Carmela «Melania» Iacomino. Altrimenti, pure il sindaco Giovanni Palomba potrebbe – sotto il profilo politico, legato ai numeri della maggioranza – tirare un sospiro di sollievo. @riproduzione riservata

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