Castellammare. Il pentito svela i nomi dei killer di Scanzano

Tiziano Valle,  

Castellammare. Il pentito svela i nomi dei killer di Scanzano

«Faccio parte del clan D’Alessandro da quando ero piccolo e del gruppo di fuoco dal 2004». E’ il 10 marzo 2020. Pasquale Rapicano, alias Lino ‘o capone, ha deciso di collaborare con la giustizia da meno di due mesi e quel giorno davanti ai magistrati dell’Antimafia deve affrontare uno dei temi più importanti. Gli investigatori gli chiedono di parlare degli omicidi e dei killer che sono al servizio di Scanzano. Lui parte da lontano e comincia a raccontare della sua scelta di aderire al clan D’Alessandro e dei delitti commessi in nome della cosca. Rapicano svela la sua verità sull’omicidio di Pietro Scelzo, dell’ottobre 2006, per il quale è stato condannato all’ergastolo dalla Corte d’Appello di Napoli. Poi racconta i segreti e i retroscena di altri delitti, molti dei quali ancora irrisolti.

Rapicano è un fiume in piena, ha tanto da dire e i magistrati lo incalzano: chi sono oggi i killer del clan D’Alessandro? Il pentito prende fiato e risponde: «Attualmente del gruppo di fuoco, oltre a me, fanno parte Ettore Spagnuolo, Antonio Longobardi ‘o maccarone, e…». Il pentito fa almeno altri tre nomi, ma per tutti e tre viene utilizzato un omissis. Evidente che si tratti di persone rispetto alle quali ci sono ancora indagini in corso, forse nemmeno sottoposte a misura cautelare a differenza degli altri arrestati nell’ambito delle inchieste Domino e Domino bis.

Un passaggio fondamentale tra le righe dei numerosi verbali allegati agli atti della maxi- indagine che appena qualche settimana fa ha portato all’arresto di 16 persone, tra cui boss e gregari del clan D’Alessandro. Due i motivi. Il primo è strettamente connesso al lavoro che sta conducendo l’Antimafia ormai da qualche anno. I magistrati hanno decine di fascicoli di omicidi irrisolti, risalenti alla faida tra la cosca di Scanzano e quella guidata da Mario Umberto Imparato, fino a quella più recente dei primi anni del duemila con gli Omobono-Scarpa, passando i delitti eccellenti dell’ultimo decennio.

Pasquale Rapicano, sotto questo punto di vista, può sapere e raccontare tanto, considerata la sua lunga militanza nel clan. E non si tratta nemmeno dell’unico asso nella manica dell’Antimafia. Da qualche mese, infatti, ha cominciato a collaborare con la giustizia anche suo fratello Catello, che stando a quanto emerso dall’inchiesta sull’omicidio di Raffaele Carolei ha fatto parte del gruppo di fuoco del clan D’Alessandro fin dagli anni novanta. Due pentiti che possono consentire finalmente agli investigatori di fare luce su tanti omicidi finora rimasti senza colpevoli. L’Antimafia vuole i nomi dei killer e dei mandanti, per assestare una spallata decisiva alla cosca di Scanzano, che negli ultimi due anni ha già dovuto fare i conti con i numerosi arresti messi a segno dalle forze dell’ordine e le condanne inflitte dalla giustizia.

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