Ergastolo, permessi ai padrini: 30 boss vesuviani pronti a uscire dal carcere

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Ergastolo, permessi ai padrini: 30 boss vesuviani pronti a uscire dal carcere

Tutti assieme hanno incassato qualcosa come 100 ergastoli. I loro nomi sono impressi con marchio indelebile sulla storia della criminalità organizzata vesuviana. Boss, fiancheggiatori, generali, assassini di professione. Camorristi  che a dispetto di quella sconfinata sfilza di sentenze definitive potrebbero uscire, ottenendo permessi e benefici. E perché no potrebbero anche tornare a casa, nei loro feudi criminali. L’ipotesi, dopotutto, era nell’aria da tempo. E nelle scorse ore è diventata una certezza. La Consulta ha dichiarato incostituzionale l’articolo 4bis dell’ordinamento penitenziario. Per i profani di diritto si tratta del così detto “ergastolo ostativo”, il fine pena mai comminato a boss e affiliati di associazioni di stampo mafioso  che impedisce loro, se non collaborano con la giustizia, di accedere (dopo 26 anni di reclusione) alla liberazione condizionale anche se hanno dimostrato di aver cambiato vita. Ovviamente la valutazione sulle richieste spetta al Tribunale di Sorveglianza che dovrà considerare, caso per caso, il percorso di “redenzione” dei boss che chiedono di poter uscire. Una decisione che i padrini vesuviani sepolti vivi aspettavano da tempo. Basti pensare che uno dei primi detenuti in Italia a tentare questa strada è stato un boss di Torre Annunziata. Si tratta di Pasquale Gallo, alias ‘o bellillo, capoclan dei Gallo-Cavalieri che sta scontando due condanne all’ergastolo. Gallo, che in cella ha conseguito anche due lauree, ha deciso di portare all’attenzione del tribunale di Sorveglianza la precedente pronuncia della Consulta che già aveva sollevato grossi dubbi sulla costituzionalità di quella norma dell’ordinamento penitenziario. E adesso, a seguire Pasquale Gallo sulla strada che potrebbe portare alla libertà ci sono almeno altri 30 camorristi della provincia di Napoli. Gente del calibro di Valentino Gionta, storico rivale di Pasquale ‘o bellillo che potrebbe uscire anche grazie all’assist fornitogli dal suo peggior nemico. Intrecci curiosi. Come è curioso il caso di Stefano Zeno, spietato boss di Ercolano che sta scontando una decina di condanne all’ergastolo e che potrebbe tornare a casa, nel suo fortino di corso Resina. O come Giovanni Birra, altro boss di Ercolano. E ancora Ferdinando Cesarano, il padrino di Castellammare di Stabia che ha tre ergastoli e due lauree, di cui una conseguita grazie ad una tesi sul 41-bis. Poi c’è Umberto Onda, altro boss dei Valentini, recentemente condannato in via definitiva al carcere a vita per la seconda volta. Avrebbe ucciso una donna perché aveva sputato in faccia a un killer del clan. E ancora Natale Dantese, boss del clan Ascione-Papale che proprio qualche mese fa aveva chiesto il permesso per poter studiare e diplomarsi dietro le sbarre. E’ stato recentemente condannato per l’omicidio di un giovane innocente che i killer scambiarono per un boss rivale.  E nell’elenco dei potenziali beneficiari di questa pronuncia ci sono decine e decine di assassini che hanno ucciso in nome della camorra. Ergastolani di lungo corso che adesso potrebbero rimettere piede all’ombra del Vesuvio.

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