Ottaviano, alunna con la leucemia. «Il preside la umilia in Dad»

Vincenzo Lamberti,  

Ottaviano, alunna con la leucemia. «Il preside la umilia in Dad»

A 17 anni ha scoperto di avere la leucemia. Per una giovane studentessa di Ottaviano, che frequenta il quarto anno del Linguistico Diaz, un colpo difficile da assorbire. Una forma acuta della malattia, con le successive chemioterapie e una serie di esami invasivi come il prelievo del midollo a cui sottoporsi. Ma, la studentessa non ha mollato. E dopo poco è tornata al suo posto con l’intenzione di seguire le lezioni a distanza così come previsto in piena pandemia. Si è premurata, attraverso la sua famiglia, di avvisare sia i docenti che il preside dell’istituto sul difficile momento che stava attraversando. Il 23 febbraio nell’ora di educazione fisica la studentessa sceglie di tenere la telecamera spenta.

Sottoposta a una durissima terapia cortisonica vuole evitare che gli altri vedano le conseguenze sul suo fisico delle cure a cui si sta sottoponendo. Con un’incursione online, il dirigente scolastico la richiama dicendole di accendere la telecamera. A quel punto anche il professore prova a prendere le difese della studentessa. Ma non serve a nulla: “La legge è uguale per tutti, chi non ha la videochiamata accesa è assente e deve abbandonare la piattaforma. Io non posso sapere se lei attualmente si trova al bar o realmente a casa” le parole senza cuore e umanità del dirigente scolastico.

Una mazzata terribile per la studentessa che aveva deciso di frequentare ugualmente le lezioni online nonostante il difficile momento. Un tracollo psicologico e una forte depressione le immediate conseguenze dell’azione del dirigente scolastico. Dopo la quale i familiari della studentessa hanno deciso di muoversi. Un esposto presentato all’attenzione del Direttore generale dell’ufficio scolastico campano Luisa Franzese e al ministro dell’Istruzione Bianchi. “Il dirigente scolastico – scrive l’avvocato Maria Spina che sta seguendo il caso – ha disatteso le più elementari norme alla base della comunità scuola che prima di tutto ha il dovere dell’accoglienza e la funzione di sostenere un processo di adattamento della giovane alla nuova condizione di vita”.

Un esposto nel quale la famiglia ha chiesto che “vengano assunti tutti i provvedimenti disciplinari del caso per l’insensibilità dimostrata nell’affrontare la delicata situazione di salute della studentessa, riservandosi la richiesta del risarcimento dei danni”. Una richiesta che, a distanza ormai di un mese è rimasta lettera morta. Il Ministero non si è mai fatto sentire, la Direzione Regionale ha ignorato la lettera della famiglia. “Il Dirigente, che rappresenta l’istituzione, avrebbe dovuto soprattutto nella situazione creatasi, farsi carico di costruire attraverso comportamenti collaborativi e propositivi, un percorso protetto e dedicato alla fragile alunna e intessere un equilibrato e trasparente rapporto di fiducia e collaborazione con la famiglia, agendo invece con inspiegabile distacco e freddezza dall’alunna e dalla sua famiglia” conclude l’avvocato Spina

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