Scandalo Tangentopoli a Torre Annunziata, spunta una chiamata tra Ariano e Ammendola durante l’arresto

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Sono circa le 13 del 28 dicembre 2020. Nunzio Ariano, l’ex dirigente dell’ufficio tecnico comunale di Torre Annunziata, è stato appena fermato dalla Guardia di Finanza con addosso una tangente da 10.000 euro. Soldi che ha appena ricevuto dalle mani di un imprenditore. All’improvviso il suo telefono comincia a squillare. Dall’altra parte c’è Luigi Ammendola, ex vicesindaco. Una chiamata il cui contenuto resta riservato. Ma di cui è stato chiesto conto all’ex capo dell’Utc dai magistrati nel corso dell’ultimo interrogatorio. Ariano – difeso dall’avvocato Francesco De Gregorio – si è limitato a giustificare quella telefonata affermando di aver rassicurato Ammendola sul suo imminente ritorno in Comune per partecipare ad una riunione in programma in quegli istanti. Riunione che aveva ad oggetto la realizzazione di alcuni lavori in città. Riunione alla quale Ariano, ovviamente, non partecipò a causa del provvedimento di fermo emesso la sera stessa a suo carico dalla Procura di Torre Annunziata e poi convalidato dal giudice per le indagini preliminari qualche giorno dopo. A fare il nome di Ammendola (nel frattempo uscito dalla scena politica in seguito all’ultimo rimpasto di giunta) era stato nel suo interrogatorio anche l’imprenditore Vincenzo Supino, colui che ha consegnato ad Ariano la tangente per ottenere un appalto da oltre 200.000 euro per i lavori di restyling in alcune scuole. Supino, ascoltato il 4 gennaio scorso dai pm aveva detto di essere stato «contattato telefonicamente da Ammendola» perché «vi era la necessità, urgenza di effettuare dei lavori nelle scuole e mi chiese la disponibilità ad effettuare i lavori».  Successivamente Ariano – secondo il racconto dell’imprenditore – gli avrebbe chiesto i soldi per l’appalto. Va chiarito che Ammendola, non è indagato in questa vicenda.  Un retroscena che emerge proprio nel giorno in cui la Suprema Corte di Cassazione ha deciso di rigettare la seconda richiesta di scarcerazione presentata dall’ex capo dell’ufficio tecnico comunale. Ariano, accusato di induzione indebita, resta nelle celle del carcere di Poggioreale. Per la Cassazione la misura cautelare emessa dal tribunale oplontino non fa una piega. D’altronde è stato lo stesso Ariano ad ammettere, in sede di convalida del fermo, di aver intascato la tangente dall’imprenditore. Nei prossimi giorni sarà anche fissato il Riesame per l’altro episodio di induzione indebita nel quale è indagato l’ex dirigente. Un’altra tangente da 2.000 euro consegnata sempre da Supino. Intanto le indagini vanno avanti. Nel mirino della Procura ci sono chat e telefonate. Gli inquirenti sono al lavoro anche per chiarire uno degli aspetti più complessi della vicenda giudiziaria: i presunti interessi della politica  nell’affare delle tangenti. Un aspetto sul quale anche il tribunale del Riesame di Napoli – nel negare la revoca dell’arresto di Ariano – aveva chiesto approfondimenti ai pm.

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