Torre Annunziata, belve senza pietà: ucciso sotto gli occhi della figlia

Vincenzo Lamberti,  

Torre Annunziata, belve senza pietà: ucciso sotto gli occhi della figlia

Maurizio se n’è andato guardando negli occhi sua figlia in un lunedì sera maledetto che racconta quanto orribile possa essere la bestialità degli uomini. Lo hanno massacrato senza pietà, anzi lo hanno giustiziato davanti alla sua “bambina”. Tutto per un posto auto. Per nulla. Perché per le belve immonde che hanno agito in branco con una violenza disumana la vita non ha alcun valore. Maurizio Cerrato ha avuto solo una colpa: ha soccorso sua figlia Maria Adriana in difficoltà. Le avevano forato le ruote dell’automobile per una vendetta, perché aveva osato occupare quel posto auto che gli assassini avevano acquisito senza alcun diritto, nella piena illegalità piantando una sedia sul suolo pubblico. Quello che è accaduto rimbalza di bocca in bocca per tutta la giornata in una città attonita.

Non c’è stato nulla da fare per Maurizio, il coltello che gli hanno piantato nel petto lo ha stroncato prima ancora che i medici del pronto soccorso potessero tentare di salvargli la vita. E’ morto accanto a sua figlia che non potrà mai dimenticare l’orrore sotto i suoi occhi, la furia del branco che sbrana il suo papà inerme. Uomini senza cuore assetati solo di violenza e odio, con la furia cieca di bestie immonde che non si placano nemmeno quando Maurizio chiede di fermarsi perché non ha alcuna intenzione di litigare. Il luogo della tragedia porta i segni del sangue e dell’orrore, è un garage al civico 80 di via IV Novembre, praticamente al centro della città, un parcheggio privato che nel 2004 fu teatro di un altro orribile omicidio.Maurizio c’era arrivato per soccorrere sua figlia di 21 anni e mentre era intento a sostituire lo pneumatico forato s’è visto assalito dagli assassini. Uno, due, tre, cinque.

A niente è servito il tentativo di difesa di sua figlia e del titolare del parcheggio. I killer lo hanno prima colpito con il compressore dell’auto che Maurizio aveva tirato fuori dal bagagliaio per riparare la ruota, poi lo hanno finito sul cofano della vettura di sua figlia. Maurizio lavorava come custode negli Scavi di Pompei dopo anni trascorsi allo Spolettificio, amava dedicarsi al footing quando l’alba illumina il litorale torrese, amava le sue due piccole. La più piccola di sette anni, la prima di 21, Maria Adriana, che lavorava come social media manager in uno studio poco distante dal luogo del massacro. Sua moglie Tonia chiede giustizia, è distrutta, vuole la verità, racconta con le lacrime agli occhi il suo amore. «Non si può morire per niente», dice tra le lacrime.

Anche Maria Adriana è sotto choc. Scrive un post su Facebook per urlare al mondo la sua rabbia. Non si dà pace. Lunedì sera aveva inconsapevolmente occupato un posto in strada che gli assassini consideravano di loro proprietà. Ci avevano piazzato una sedia, come avviene in molte altre parti di una città senza regole. Maria Adriana aveva osato invadere il loro posto auto e all’uscita dallo studio s’è ritrovata una ruota squartata. Ma non è bastato. Quando è arrivato Maurizio la vendetta s’è compiuta in tutta la sua atroce barbarie. La lucida follia degli assassini è durata un’infinità, poi dopo l’esecuzione hanno sbattuto la vittima nell’auto della figlia per consentirle di portarla in ospedale. Nessun rimorso: hanno voltato le spalle e sono spariti nel palazzo accanto all’autorimessa.

La ragazza disperata e in lacrime, ormai sfiancata dallo sforzo fatto per difendere il suo papà, chiama aiuto, accanto a lei c’è il titolare del garage e il titolare dello studio dove lei lavora. La corsa verso l’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia è inutile.  Fatale per Maurizio è stato il fendente al petto, anche se lo stabilirà l’autopsia, già disposta dal pm Giuliana Moccia, che coordina le indagini delegate ai carabinieri della Compagnia di Torre Annunziata coordinati del maggiore Simone Rinaldi. Anche per le forze dell’ordine è un massacro che brucia dentro. Hanno parlato con Maria Adriana, hanno ascoltato la famiglia e i testimoni, hanno avviato immediatamente le ricerche degli assassini, hanno interrogato per ore alcuni dei familiari. «Faremo tutto il possibile perché sia fatta giustizia. Stiamo lavorando in maniera incessante», si lascia scappare il Maggiore dei carabinieri. In mano hanno già un bel po’ di prove. Ci sono i sospettati, ci sono i filmati del circuito di videosorveglianza dell’autorimessa, ci sono indizi che hanno già il sapore delle prove. Le belve hanno le ore contate.

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