Il dolore della famiglia «è stato un agguato»

Redazione,  

Il dolore della famiglia «è stato un agguato»

«Il mio papà non è morto in una lite, ma gli è stato fatto un agguato in piena regola solo per difendere me, che ero la luce dei suoi occhi. Mio padre è stato pugnalato e con questa gente non aveva mai avuto a che fare». Sono passate poche ore dall’omicidio di suo padre e Maria Adriana, la 21enne figlia di Maurizio sceglie un post su facebook per dire la sua verità. La famiglia Cerrato, distrutta e annientata da un delitto senza senso, non ci sta all’idea che tutto ciò che è accaduto passi come un litigio. Che la figura di Maurizio sia, in un certo senso, accomunata a quella delle belve che l’hanno massacrato. Nell’appartamento di Corso Vittorio Emanuele III, dove abita la famiglia Cerrato, Tania sua moglie, Maria Adriana e la figlia più piccola sono strette in un unico abbraccio.

Respingono con dignità l’assedio dei media. Vogliono solo che sia scritta la verità. Tania, che in tante foto postate appare sorridente vicina al suo Maurizio, prova a consolare le sue due “bambine”. La più grande che non riesce a darsi pace per quello che è accaduto, la più piccola che era l’ombra del suo papà e che ora dovrà fare i conti con una terribile assenza. «Come farò a dirle che suo padre non c’è più» confida a Metropolis. A cui affida anche un messaggio di verità: «Non è stata una lite, mio marito non litigava con le persone» ripete Tania. «Per favore raccontate la verità, aiutateci a spiegare quello che è successo veramente». E forse rivede nella sua mente le ultime immagini di una serata terribile. Maurizio che riceve la telefonata della figlia. «è andato in suo aiuto come faceva sempre. Perché lui c’era sempre per tutti» racconta Tania.

E che Maurizio non volesse litigare lo si capisce dal fatto che sposta la macchina nel parcheggio privato per cambiare la gomma. «E’ stato inseguito, è stato un agguato, Maurizio non cercava il litigio» ripete la famiglia impegnata a difendere la dignità di un uomo violata da un’aggressione senza senso. Lo sa bene anche Maria Adriana, testimone oculare di un delitto violento e spietato. Sotto i suoi occhi le belve hanno massacrato suo padre.

Ed hanno usato lo stesso compressore che stava usando il 61enne per colpirlo all’occhio. I testimoni dicono che abbia cercato fino alla fine di evitare lo scontro fisico. Ma le bestie ormai non si fermavano più. E lo hanno ucciso con una coltellata al petto. «Maurizio me lo ripeteva sempre che voleva andare via da Torre Annunziata, che questa città non offriva niente» ripete Tania. «Mi stanno chiamando in tanti, Maurizio era una persona speciale a cui non si poteva non volere bene» il racconto di Tania, vedova senza un perchè.

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