Torre del Greco, le soffiate di una talpa dell’ufficio Avvocatura al fratello dell’assessore

Alberto Dortucci,  

Torre del Greco, le soffiate di una talpa dell’ufficio Avvocatura al fratello dell’assessore
L'assessore Felice Gaglione e il sindaco Giovanni Palomba

Torre del Greco. «Il comportamento del Comune, in merito alla vicenda in esame, risulta opaco per usare un eufemismo». Sono le parole – pesanti come macigni – utilizzate dai giudici della sesta sezione del Tar Campania per chiudere l’ennesimo scontro legale su Villa del Sole, la casa di riposo guidata dal fratello dell’assessore ai lavori pubblici Felice Gaglione. «La vicenda in esame» trattata dal collegio presieduto da Santino Scudeller riguarda un contenzioso su abusi edilizi e pareri legali – relativi alla sede «distaccata» della Rsa, all’interno dell’ex hotel Sakura – e disegna un sinistro spaccato dell’ufficio avvocatura dell’ente di palazzo Baronale. Dove, a leggere la sentenza pronunciata a metà settimana dal Tar Campania, ci sarebbe stata una «talpa» pronta a favorire la famiglia del politico già finito al centro di discussioni e veleni.

Il primo ricorso

Tutto comincia a dicembre del 2019, un mese dopo le misteriose dimissioni da presidente del consiglio comunale presentate da Felice Gaglione: il dirigente dell’ufficio avvocatura firmò una valutazione relativa a una pratica edilizia presentata dalla società Villa del Sole in merito all’annullamento di un permesso a costruire relativo a interventi eseguiti presso l’ex hotel Sakura. Davanti allo stop ai lavori, il fratello dell’attuale assessore ai lavori pubblici – ripescato in giunta dal sindaco Giovanni Palomba dopo un anno lontano dai «riflettori» di palazzo Baronale –  presentò a gennaio del 2020 richiesta di accesso agli atti per verificare la legittimità della procedura. L’accesso agli atti venne negato dal Comune e il primo ricorso presentato da Villa del Sole al Tar Campania venne bocciato a inizio agosto del 2020.

La «talpa» del politico

Caso chiuso? Per nulla. Perché, a novembre del 2020, una «mano misteriosa» evidentemente libera di muoversi a proprio piacimento all’interno dell’ufficio avvocatura del Comune inviò – tramite posta ordinaria, in forma anonima – al fratello dell’assessore una copia fotostatica del «parere della discordia». Grazie all’aiuto arrivato dalla talpa del Comune, il legale di Villa del Sole – a gennaio del 2021, quando il ritorno di Felice Gaglione a palazzo Baronale era stato già deciso – presentò un secondo ricorso al Tar Campania per «costringere» il Comune a riconoscere o meno come veritiero il documento spedito in forma anonima. La seconda crociata giudiziaria si era resa necessaria dopo il fallimento dei «tentativi bonari» di risolvere la questione: prima il dirigente del settore assetto del territorio – a novembre del 2020 – dichiarò di non ravvisare nell’istanza «profili di sua competenza» e poi il segretario generale Pasquale Incarnato fece cadere l’istanza nel dimenticatoio.

Lo strano disinteresse

Il Comune, stranamente, non si è costituito in giudizio e il ricorso è stato ritenuto fondato. «Al di là delle intuibili considerazioni in ordine al comportamento del Comune di Torre del Greco nella vicenda all’esame, opaco per usare un eufemismo – si legge nella sentenza – è evidente che la ricorrente aveva titolo a ottenere un adeguato riscontro alla sua istanza di accesso». Alla beffa della sconfitta legale, si è aggiunto il danno del pagamento delle spese di giudizio liquidate in 2.500 euro. E il dubbio di una talpa pronta a rivelare ai politici i segreti dell’ufficio avvocatura.

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