Le belve hanno già un nome. Assassino con le ore contate

Vincenzo Lamberti,  

Le belve hanno già un nome. Assassino con le ore contate

Col fiato sul collo del branco che ha massacrato senza pietà Maurizio Cerrato. Gli investigatori hanno tutto in mano. Ci sono i nomi, i volti e anche i ruoli dei protagonisti di quella brutale aggressione che è costata la vita dal 61enne custode degli Scavi. Colpevole solo di essere andato in aiuto di sua figlia, Maria Adriana, che si era ritrovata a fine turno di lavoro con le ruote dell’auto squarciate.

Il movente. La folle causa scatenante di un omicidio brutale è tutta in un posto auto. Maria Adriana, 21 anni, termina il suo turno di lavoro. Fa la social media manager in un ufficio dalle parti di via IV Novembre. Ha parcheggiato la sua vettura in un posto che qualche famiglia della zona considera di sua proprietà. Nonostante sia su una strada pubblica e senza alcun divieto. Trova le gomme squarciate e chiama suo padre, Maurizio, per farsi aiutare a cambiarle. E’ qui secondo le indagini portate avanti dalla pm Moccia con la supervisione del Procuratore Fragliasso, che avviene un primo scontro verbale. Rosa S., che abita nella palazzina del posto auto incriminato, inveisce contro la ragazza. Viene spalleggiata anche da suo fratello Giorgio S., con alcuni precedenti penali alle spalle. Quando arriva sul posto Maurizio Cerrato, che conosce bene il territorio e non ha alcuna voglia di attaccare briga, convince sua figlia a spostarsi con l’auto e recarsi nella vicina rimessa per completare le operazioni. Sarà il luogo dove, dopo pochi minuti, troverà la morte.

La prima aggressione. Gli animi di quella famiglia sono tesi. Non hanno gradito la violazione del territorio, ritengono che quell’affronto e, peggio ancora, la vendetta delle ruote bucate, siano ancora troppo poco. Così Rosa S. e Giorgio S. scendono in strada e raggiungono la rimessa che è poco distante. Qui dalle parole si passa ai fatti. Maurizio prova ancora una volta a stemperare gli animi. “Non voglio litigare, andatevene” continua a ripetere. Giorgio S., secondo la ricostruzione degli inquirenti, è una furia. Prende il compressore che Maurizio sta utilizzando e lo scaglia contro l’uomo. Lo colpisce all’occhio destro. Cerrato comincia a sanguinare. Ma mantiene la calma. A quel punto però ci sono anche altre persone. C’è il garagista, che verrà interrogato per diverse ore subito dopo il delitto, ci sono anche alcuni vicini che si sono fermati. Provano a calmare i due fratelli.

Seconda aggressione. E’ a quel punto, però, che la situazione prende una piega ancora più pericolosa. Le urla sono arrivate alla palazzina in cui abitano Rosa e Giorgio. Domenico C. diversi precedenti alle spalle, decide di farsi giustizia da solo. Scende da casa con un coltello e si avvicina a Maurizio. Lo spinge sul cofano dell’auto e lo colpisce al petto. Qualcuno prova a fermarlo, sono arrivati anche altri parenti tra cui un cugino minorenne. I vicini spariscono. Resta solo Maria Adriana che vede suo padre ferito a morte. E’ lì che Domenico, sprezzante, dice in dialetto alla ragazza: “E ora portalo all’ospedale”. Da quelle parti c’è anche il datore di lavoro della ragazza che l’aiuta a caricare il padre in auto. Morirà poco dopo all’ospedale San Leonardo di Castellammare.

Le indagini. Quando i carabinieri avviano le indagini sanno già tutto. Rosa e Giorgio S. per un paio d’ore spariscono. Li trovano e li sottopongono a un lunghissimo interrogatorio. Nel quale emerge il loro racconto. Domenico C, invece, l’esecutore materiale del delitto è sparito. Da due giorni non fa ritorno a casa. Ma gli investigatori cercando di mettere insieme tutti i tasselli. C’è il racconto della figlia della vittima, ci sono altri riscontri. Ma pesano i silenzi degli altri testimoni. La Procura vuole un’indagine blindata. Non vuole correre il rischio che l’inchiesta si sgonfi. Purtroppo le telecamere non aiutano. Le immagini non sono chiare. Ma ciò che è accaduto chi indaga lo sa fin troppo bene. E per killer e complici le ore sono contate.

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