Castellammare. Camorra, a processo i ras del rione Moscarella«Giudizio immediato per il Terzo Sistema»

Tiziano Valle,  

Castellammare. Camorra, a processo i ras del rione Moscarella«Giudizio immediato per il Terzo Sistema»

Questa la richiesta depositata dalla Procura Antimafia di Napoli che vuole subito a processo i componenti dell’organizzazione criminale che faceva affari con il traffico di stupefacenti e di armi e puntava a sfidare i clan D’Alessandro e Cesarano, che da decenni si spartiscono il controllo del territorio. Toccherà adesso al giudice per le udienze preliminari decidere se accogliere la richiesta di giudizio immediato per i 22 imputati.L’inchiesta della Dda lo scorso 26 gennaio ha portato all’esecuzione di 17 misure cautelari, di cui 12 in carcere, eseguite dai carabinieri della compagnia di Castellammare di Stabia, agli ordini del capitano Carlo Venturini, su ordine del gip del Tribunale di Napoli, Antonio Baldassarre.

Le accuse sono, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi clandestine, anche da guerra, con relativo munizionamento e ricettazione.Le indagini sono scattate nel 2017, a seguito dell’arresto di Vincenzo Petranovic, figlio illegittimo del boss di Pagani Tommaso Fezza, che fu fermato proprio nel quartiere Moscarella con una pistola di grosso calibro nella cintola dei pantaloni. Da quel momento, i carabinieri hanno cominciato a indagare su un traffico di armi e droga che ha consentito di fare luce sul nuovo clan fondato da Raffaele Polito e Silverio Onorato, con la regia del boss Mario Cannavale, defunto nel 2019. Raffaele Polito e Silverio Onorato, figli di camorristi e amici, cresciuti con una cultura criminale e l’ambizione di diventare boss in un quartiere popolare di Castellammare di Stabia, da troppo tempo lasciato nel degrado e teatro di fatti di sangue.Raffaele Polito è il figlio di Salvatore, ucciso nel 2012 proprio nel rione Moscarella. Un omicidio irrisolto. Silverio Onorato, invece, è il figlio di Michele, ‘o piemontese, storico affiliato alla cosca dei Casarano. Insieme qualche anno fa – secondo l’accusa dell’Antimafia – hanno messo su un clan nel rione Moscarella, alla periferia di Castellammare di Stabia, indipendente dalle cosche dei Cesarano e dei D’Alessandro.

Il loro gruppo è cresciuto nel tempo, macinando soldi con il traffico di sostanze stupefacenti e riuscendo a crearsi contatti persino con la mala albanese che porta la droga in Italia, attraverso la Puglia. Nata come una delle tante piazze di spaccio della città, la loro organizzazione criminale era mutata con il passare del tempo, trasformandosi in una banda armata, reinvestendo i capitali sporchi nell’acquisto di pistole e armi da guerra. La loro strategia emerge in modo chiaro proprio da un’intercettazione finita nelle quasi 400 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Napoli. Sono proprio Raffaele Polito e Silverio Onorato a parlare in auto, quando quest’ultimo racconta all’amico di un incontro avuto con un pezzo da novanta del clan Cesarano che gli proponeva di far passare il suo gruppo sotto il controllo della cosca di Ponte Persica. «Gli ho detto che devo fare il terzo sistema e mi devo prendere tutte cose io, con il terzo sistema non devo fare mettere più una scopa a nessuno», racconta Onorato a Polito. Per l’Antimafia è la prova madre delle intenzioni dei due pregiudicati di mettere insieme un clan che potesse affermarsi nel contesto criminale cittadino. Un progetto arginato dall’inchiesta condotta dai carabinieri della compagnia di Castellammare di Stabia.

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