Scafati, ricorso accolto: la villa dell’ex sindaco Aliberti non va demolita

Adriano Falanga,  

Scafati, ricorso accolto: la villa dell’ex sindaco Aliberti non va demolita

Le opere ritenute abusive nella villa dell’ex sindaco di Scafati Pasquale Aliberti non vanno abbattute. Comune condannato. Lo hanno deciso i giudici del Tar di Salerno accogliendo il ricorso presentato dall’avvocato Ippolito Matrone per conto del professionista di via Aquino. Annullata l’ordinanza di abbattimento emessa da palazzo Mayer a febbraio dello scorso anno in seguito ai sequestri effettuati dai vigili a dicembre 2019. La vicenda è stata anche oggetto di un procedimento penale presso il Tribunale di Nocera Inferiore con il pm Fasano che un anno fa dissequestrò le opere oggetto di sigilli. «Le argomentazioni del Comune non appaiono convincenti né decisive» scrive il Tar su parte delle contestazioni di Palazzo Mayer. L’ordinanza riguardava una parte del piano rialzato dell’immobile, per circa 90 metri quadrati, realizzati in assenza di licenza edilizia. Il 12 dicembre di due anni fa ci fu l’esecuzione del provvedimento, i vigili notificarono gli atti presso la casa dell’ex primo cittadino. Con i caschi bianchi anche l’ufficio tecnico del Comune. Aliberti, secondo le ricostruzioni investigative, aveva edificato quella parte della villa per uso abitativo, nonostante fosse autorizzato a realizzare locali per uso commerciale, con un contestato cambio di destinazione d’uso. Ma prima del Tar, già la Procura, all’esito della valutazione depositata dall’ex sindaco, rilevò che le opere contestate erano di fabbricazione risalente nel tempo, con il termine prescrizionale decorso, come previsto per i reati contravvenzionali del caso. Era emersa anche l’impossibilità di reperire i titoli autorizzativi rilasciati all’epoca per l’immobile, rispetto ai quali doveva effettuarsi l’accertamento edilizio-urbanistico. Sulla scorta della relazione della procura, per il Tar ricorso fondato per il locale seminterrato, in quanto c’è carenza di istruttoria, perché la pubblica amministrazione non ha verificato l’attuale conformità con la licenza del 1972. E non si riesce neppure a capire perché la mancata costruzione dei giardini abbia aumentato la superficie di 40 metri quadrati rispetto al titolo in sanatoria del 2014. Per quanto riguarda la realizzazione del vano cucina, il Tar condivide il ricorso che evidenzia da un lato l’irrilevanza ai fini demolitori di una rimodulazione interna degli ambienti del fabbricato che al più potrebbe essere considerata quale manutenzione straordinaria sanzionabile solo in via pecuniaria, e da un altro «il mancato esercizio dell’autotutela nei riguardi dell’agibilità, posto che la mancanza di un vano per la cottura potrebbe rilevare come carenza unicamente sotto tale profilo».

CRONACA