Ultimo treno per Torre Annunziata, il vicesindaco Diana: «La città deve scegliere: la rinascita o la resa»

Raffaele Schettino e Vincenzo Lamberti,  

Ultimo treno per Torre Annunziata, il vicesindaco Diana: «La città deve scegliere: la rinascita o la resa»

Vicesindaco Lorenzo Diana, come può rinascere Torre Annunziata?

«La tragedia di Maurizio deve essere lo choc in grado di far cambiare la mentalità. La scossa. Solo così riusciremo ad onorare un padre che è morto da eroe ma che avrebbe voluto vivere da cittadino qualunque coccolato dall’amore della sua famiglia».

La figlia ha dato una lezione alla città nonostante il dolore atroce. Ha detto: «Anche Torre Annunziata può cambiare».

«Le parole di Maria Adriana mi hanno toccato profondamente. Ha ragione lei, ma serve coraggio».

Da dove si deve ripartire?

«Dalla testa. Gli esseri umani tendono a interiorizzare il contesto in cui vivono. Quella sedia è stata tollerata da tutti, nemmeno ci si chiedeva più perché stesse lì e cosa significasse. E’ come la febbre: noi sopportiamo 37 o 38 gradi, poi all’improvviso sale a 40 e ci fa stramazzare sul letto. L’assenza di legalità non è solo un problema di Torre, ma qui criminalità e illegalità sono ovunque e questo livello patologico non è compatibile con la sopravvivenza civile. Qui deve esserci una reazione, come ci fu a Casal di Principe dove la camorra arrivò a ostentare il suo predominio sfilando in un corteo armato imbracciando mitra e pistole. La morte di don Peppe Diana segnò una rottura, il risveglio della della coscienza civile, le lenzuola bianche ai balconi si tradussero in impegno civico sul territorio».Assessore,

Torre Annunziata ha perso già troppe occasioni: da D’Alessio a Pastore, da Matilde Sorrentino a Giuseppe Veropalumbo. 

«Questa è una triste realtà, bisognava alzare la testa già molti anni fa, ma come ha detto Maria Adriana non è mai troppo tardi. In questa tragedia si immedesimano tutti, tutti potevano essere al posto di Maurizio. C’è una fortissima reazione emotiva che va colta ma è ovvio che se non lo facciamo in tempo quella luce si spegnerà».

Lei ha fiducia?

«Bisogna averne per andare avanti. Oggi, rispetto al passato, ci sono condizioni diverse. I gruppi criminali che prima imperavano portando la gente perbene alla rassegnazione oggi non hanno più il predominio del territorio. E non possono avercelo questi quattro trogloditi che hanno ammazzato Maurizio. Ecco, mi rivolgo ad ogni singolo cittadino di Torre, ad ogni professionista, ad ogni insegnante, ad ogni ragazzo e chiedo loro: possiamo mai farci dominare dalla legge dei trogloditi? Io dico di no. Soprattutto adesso che si sono accesi i riflettori. Certo, ognuno deve fare la sua parte e Torre Annunziata deve diventare un caso nazionale. Se non agiamo adesso e se la popolazione tace, vuol dire che avremo scelto di rinunciare a vivere, avremo scelto di lasciare il campo a questi criminali».

Ci aspettavamo una risposta ferma dell’amministrazione. Quando arriverà?

«L’ho detto in giunta, l’ho detto alla classe politica: non dobbiamo far finta di nulla altrimenti le sedie scompariranno e poi torneranno. Da lunedì (domani, ndr) entra in vigore un’ordinanza ferrea e spariranno tutti gli ostacoli abusivi sul suolo pubblico. Non basta, ma dobbiamo dimostrare che lo Stato c’è. Poi è chiaro, c’è tanto da fare».

Diciamolo assessore, Torre Annunziata deve crescere culturalmente, perché ha subito un’involuzione drammatica negli ultimi decenni.

«Ho girato più volte il centro storico della città e mi impressiona il degrado. Concordo in pieno: la rinascita non può prescindere dalla crescita culturale. Mi è capitato di firmare 50 ammonizioni per le famiglie che non mandavano a scuola i figli. Ho scoperto che Torre ha i tassi più alti di dispersione scolastica e di anafalbetismo. E’ un dramma che riguarda metà della popolazione. Ci sono  persone che hanno difficoltà a leggere il testo di una sola pagina».

E ci sono anche tante persone che vivono, per necessità o per scelta, nella zona grigia.

«Senza affrontare la miscela sociale e i collegamenti che si sono consolidati con il mondo del crimine, e che nel tempo si sono consolidati, non ne usciamo. Chiederò ai parlamentari e consiglieri regionali di confrontarsi per un progetto emergenziale sul modello Palermo. Anche i servizi sociali del Comune devono agire sostenendo le famiglie nel percorso di evoluzione e ripristino della legalità».

Assessore, anche la politica deve evolversi ed elevare il suo grado culturale. Anzi, deve scrollarsi di dosso l’immagine infame della corruzione. Le mazzette non aiutano ad avere fiducia nella rinascita, non trova?

«Come non essere d’accordo. Dobbiamo dare segnali di inversione e di rottura in tutte le sedi. Nessuno deve sentirsi esente da colpe. Io però ho già iniziato una rivoluzione».

Ci dica.

«Quando sono arrivato al Comune, dopo l’arresto del capo dell’ufficio tecnico ho varato un piano anti corruzione esclusivo con norme più stringenti di quelle previste dalle normative in vigore. Ho limitato l’autonomia dei dirigenti comunali che agiscono senza il parere della giunta, sono pronto ad attuare una rotazione totale degli incarichi per evitare che le prassi consolidate favoriscano la corruzione».

Troverà tanti ostacoli.

«Ho vissuto 21 anni sotto scorta, ho lavorato al cambiamento di Casal di Principe. Certo, so di non essere venuto a fare una passeggiata, ma ho già ottenuto qualcosa».

Cosa?

«Ho scoperto che da tre anni e mezzo si facevano gare senza utilizzare la piattaforma informatica obbligatoria e non era stato nemmeno aggiornato l’albo delle imprese. Serve aria fresca nel Palazzo: i dirigenti devono inviare gli atti al segretario comunale, ho imposto rotazione dei “responsabili unici dei procedimenti” che spesso erano sempre gli stessi, ho abbassato i limiti degli importi degli appalti per i quali richiedere l’informativa antimafia: da 200mila euro a 100 mila per appalti e fino a 50mila per le forniture».

Basterà a cambiare aria nelle stanze del Palazzo?

«La politica ha dato un segnale di cambiamento altrimenti non si arrivava ad approvare preliminare il puc entro 31 marzo. Certo, è stata determinante la presenza di attori esterni a questa comunità».

Questo, se consente, è inquietante. Vuol dire che la politica e l’amministrazione torrese non aveva anticorpi contro la corruzione.

«Io credo che una situazione di straordinarietà serva sempre a dare una svolta. Spesso chi vive la stessa realtà per troppi anni rischia di non vedere le discrasie e le emergenze e finisce per adattarsi. E’ innegabile che se le cose non sono cambiate negli ultimi decenni qualche problema c’è stato ed è per questo che la politica deve avere la maturità di dare per prima un segnale di cambiamento. Il contrasto di questa città lo si vede appena si arriva al casello. La bellezza del mare che toglie il fiato e poi la povertà diffusa e l’illegalità capillare».

Un paradiso maledetto che ha rubato la vita di Maurizio. Che risposte darete alla città sana e alla famiglia della vittima innocente.  

«L’arresto di Ariano da una parte e la tragedia di Cerrato dall’altro devono essere i punti di rinascita di questa comunità. Chiederò un nuovo comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza, non solo contro i tre clan che assediano il territorio ma anche contro le frange disperse che vogliono imporre le loro regole. Serve un’azione strategica di lungo respiro che affronti il nemico su più fronti. Questa città deve rinascere. Per quanto riguarda Maurizio garantisco fin da subito che il Comune si costituirà parte civile, che sosterrà le spese legali della famiglia per arrivare alla verità, che stiamo pensando di  intitolare a Maurizio una strada o un bene confiscato alla criminalità».

Assessore, per uscire dall’illegalità oltre alla cultura serve un’alternativa. Serve lavoro.

«Torre Annunziata deve riconvertire parte della sua economia. Il disinquinamento del Sarno e la riqualificazione ambientale sono per esempio un passaggio cruciale per lo sviluppo. Faremo un consiglio comunale aperto alle associazioni, parroci e dirigenti scolastici per discutere e confrontarci. Torre Annunziata non è più una questione locale ma è chiaro che la città intera debba fare un salto di qualità, e deve farlo anche la politica».

Già, la politica. Le prossime elezioni porteranno cambiamenti o restaurazioni pericolose?

«Io mi auguro che migliori la qualità compressiva della classe politica. Mi auguro che la città elegga un consiglio comunale di maggiore spessore. Ritengo, infatti, che ogni città abbia sempre la classe politica che merita. Se i cittadini vogliono davvero cambiare non lascino che questa tragedia sia accaduta invano. Non lascino correre. Ci sono tante energie positive da far emergere».

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