L’appello della vedova di una vittima di camorra: «Torre Annunziata non dimentichi la famiglia di Maurizio»

Salvatore Piro,  

L’appello della vedova di una vittima di camorra: «Torre Annunziata non dimentichi la famiglia di Maurizio»

Torre Annunziata. «La rabbia che hai in corpo non passa, quella cova sempre, non passa mai. A Tania, che da dieci anni lavora proprio con me, nella ditta fondata da mio marito, ora dico: vai avanti con questa stessa rabbia, magari con l’aiuto  della fede, ma stringendoti sempre al petto le tue figlie. Passati i funerali, finite le manifestazioni poi torni a casa, chiudi la porta, e resti sola. Dimenticata anche dalle istituzioni. E’ a questo punto che, per forza, devi iniziare ad ‘abbracciarti la croce». Sono le parole strazianti di Lucia Piccolo: 70 anni, contabile di professione, vedova di una vittima di camorra. Il 17 maggio 1995 Andrea Marchese, suo marito, viene ucciso durante una rapina nel suo deposito di arredi per bagni, in via Roma. Da allora, l’imprenditore diventerà uno dei tanti martiri di Torre Annunziata, l’ennesima vittima innocente delle belve armate dalla camorra. Ironia della sorte, Tania Sorrentino, la moglie di Maurizio Cerrato, da 10 anni lavora come addetta vendite nella stessa ditta Marchese.

Lucia, il dolore è ancora immenso. Come ha fatto a tirare avanti?

«Scorciandomi le maniche, trovando il coraggio e la forza per il futuro dei miei tre figli (Francesco, Lucio, Enrico, ndr) e dei dieci dipendenti che mio marito Andrea, all’epoca, aveva sul libro paga. Un mese dopo l’omicidio, me li ritrovai tutti e dieci sotto il balcone. Andrea aveva anche un’altra sede sul fiume Sarno. I suoi dipendenti, sotto casa, mi dissero: comprendiamo il dolore, ma dobbiamo lavorare, abbiamo mogli e figli. Fu a quel punto che decisi di riprendere in mano la situazione. Ho rialzato la testa per la mia famiglia e per i nostri dipendenti».

Immagino che il delitto Cerrato l’abbia colpita nel profondo. La vedova, Tania Sorrentino, è impiegata proprio da lei.

«L’assassinio di Maurizio mi sta facendo rivivere attimi, immagini e momenti atroci. Dieci anni fa, Tania, la moglie di Maurizio, bussò alle porte dell’azienda. Lei aveva bisogno di un lavoro. Le risposi che per me andava bene, le feci subito un contratto. Ora è una bravissima addetta alle vendite. Il destino, talvolta, è incredibilmente beffardo».

Cosa sente di poter consigliare, oggi, a Tania, la moglie di Maurizio.

«Di abbracciare le sue figlie, di andare avanti solo per loro. Perché la rabbia che ti resta dentro, davvero, non passerà mai. Sono andata a casa di Tania, dopo l’omicidio, anche alla manifestazione promossa in via IV Novembre dalle associazioni e dalla chiesa. I funerali? Quelli proprio no. Io non ce l’ho fatta».

Dopo l’assassinio di suo marito, ha sentito le Istituzioni vicine o al suo fianco?

«La gente di Torre sì, le Istituzioni no. E credo che lo stesso accadrà, di nuovo, per Tania e per le figlie. Vede: una volta celebrati i funerali, fatte anche le formali manifestazioni pubbliche, torni a casa e devi abbracciarti ‘la croce’. Sei sola, è inutile nasconderlo. La forza puoi trovarla solo nella tua famiglia oppure dentro te stessa. A un certo punto, così almeno ho fatto io, ti scorci le maniche per continuare a far studiare e a far vivere dignitosamente i tuoi ragazzi».

Ha mai pensato di lasciare Torre Annunziata?

«Certo. Fu il primo pensiero. Comprai anche un appartamento a Vico Equense. Poi, dopo un po’ di tempo, capii che questa non era la situazione ideale. Le nostre radici, in fondo, sono qui a Torre»

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