La vedova di Raffaele Pastore: «Torre Annunziata ostaggio di politici incapaci»

Salvatore Piro,  

La vedova di Raffaele Pastore: «Torre Annunziata ostaggio di politici incapaci»

«La politica? Davanti a tragedie del genere, come il delitto Cerrato, oltre a farsi pubblicità potrebbe agire in modo più concreto». Firmato Beatrice Federico,  la vedova Pastore. Il marito di Beatrice, l’imprenditore Raffaele Pastore, fu assassinato il 23 novembre 1996 in via Carminiello, mentre era al lavoro nel suo negozio di mangime per animali. Due anni prima del delitto, Pastore aveva subito un’estorsione da parte degli aguzzini del clan Gallo-Cavalieri. L’imprenditore si rifiutò di pagare il pizzo, denunciando tutto. Una denuncia pagata a caro prezzo, con la vita: due sicari armati dalla camorra gli spararono contro 10 colpi con una calibro 7,65.

Il delitto Cerrato, per lei, rappresenta in pratica una sorta di straziante “refrain”…

«Sto vivendo con angoscia questo omicidio. Torre è una città ridotta allo stremo da comportamenti camorristici, annichilita e morente, senza una economia in grado di produrre sviluppo e lavoro».

Si spieghi meglio.

«E’ una situazione complessiva, riguarda non soltanto la nostra città. Però credo che, a Torre Annunziata, ormai sia stato creato un vero e proprio cerchio di fuoco in cui anche la criminalità organizzata è entrata. E’ anche lei povera, sta distruggendosi”.

Se ho capito bene, il mancato sviluppo derivante da un politica “incapace” genera miseria e fame sia tra la gente civile, che tra gli stessi criminali. Di chi sarebbe la prima responsabilità?

«Lo Stato, la politica locale, dovrebbe essere più presenti. La politica può scegliere, può orientare comportamenti, assumere decisioni decisive. La denuncia fatta da mio marito, nell’ormai lontano 1994, fece scalpore. Eppure, dopo il suo assassinio, lo Stato ha reagito quasi esclusivamente con l’arrivo della polizia per strada. A più di vent’anni di distanza, si è così riusciti a creare solo un cerchio di fuoco, in cui anche la camorra povera adesso chiede la sua parte illegale».

Lei, che è madre di due figli, crede ancora nel riscatto del popolo e delle Istituzioni?

«Mi definisco una donna malata dall’inguaribile ottimismo, tant’è che la mia famiglia non ha mai tagliato i ponti con Torre. Però è certo che, a distanza di più di  20 anni dall’assassinio di mio marito, siamo costretti nuovamente alle manifestazioni per la memoria e per il lutto. I cittadini onesti non dovrebbero meritare di diventare eroi così».

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