Grazia, il dolore dei primi soccorritori: «Abbiamo tentato disperatamente di salvarle la vita»

Salvatore Piro,  

Grazia, il dolore dei primi soccorritori: «Abbiamo tentato disperatamente di salvarle la vita»

Pompei. “A soccorrerla per primo sono stato io, insieme a un infermiere: schiumava bava dalla bocca, aveva una caviglia credo rotta, poi tre piccoli fori sull’addome. Sembravano dei buchetti, non delle coltellate inferte in profondità. Attorno a Grazia non c’erano tracce di sangue. Lei era stesa a terra, l’ho trovata vicina alla mia Hyundai, che era parcheggiata nel garage. Anche mia figlia di 14 anni ha visto la scena ed è ancora terrorizzata. Ieri, la mia bambina non riusciva a parlare”. Esce per fumare una sigaretta dall’androne di un palazzo al civico numero 12 della I Traversa in via Carlo Alberto, dopo che ha raccontato tutto agli inquirenti, Vincenzo, il primo a soccorrere ieri pomeriggio Grazia Severino, la 24enne di Pompei morta in circostanze misteriose e ancora tutte da chiarire. La testimonianza rilasciata da Vincenzo, residente al 12 del condominio La Salle, uno dei tre condomini che anche internamente “affacciano” sui garage di Pompei da ieri divenuti dell’orrore, ancora velati dal giallo, potrebbe aiutare gli inquirenti nel risalire alle circostanze che hanno portato all’atroce morte di una ragazzina di 24 anni.

“E’ successo tra le quattro e le cinque del pomeriggio” prosegue Vincenzo, sguardo ancora sconvolto, voce rotta dalla tensione di chi, appena tre ore prima, ha visto con i propri occhi una ragazza stesa a terra, ancora agonizzante, che schiumava bava dalla bocca. “Di questo lasso temporale sono quasi certo”. Perchè Vincenzo, intorno alle quattro di ieri pomeriggio, è tornato a casa a bordo della propria Hiunday, dopo aver riaccompagnato a casa uno dei suoi due figli, che ormai aveva terminato le lezioni a scuola. “Nel garage, quando ho chiuso la macchina, la ragazza non c’era. Era tutto normale, come gli altri giorni”. Poi, intorno alle ore 17, è stata invece la moglie di Vincenzo a scendere da casa per prendere l’utilitaria di famiglia. “Mia moglie avrebbe dovuto accompagnare nostra figlia, che gioca a basket, a Torre Annunziata. Entrambe, intorno alle cinque, hanno visto Grazia stesa per terra, vicino alla nostra macchina”. Alla vista della scena, cruda e brutale, la piccola figlia di Vincenzo è scappata via dal garage: ha fatto di corsa le scale per rientrare a casa dal papà. “Aveva gli occhi sbarrati, era terrorizzata, ho immediatamente pensato che fosse accaduto qualcosa di grave alla sua mamma. E’ per questo che sono sceso di corsa nel garage, trovando infine il corpo della ragazza steso accanto alla macchina”. A dare per primo l’allarme, oltre a Vincenzo, è stato Luigi, un giovane infermiere che abita al civico 12 del condominio La Salle.

Mentre Luigi ha provato a fornire le prime cure a Grazia, Vincenzo è uscito dal garage, ha rifatto le scale del palazzo, salendo fino al quarto piano: “La finestra che, dal quarto piano, affaccia internamente sui garage sotterranei, era l’unica aperta”.

E’ la stessa finestra dove, ieri, le forze dell’ordine hanno ritrovato una borsa color blu contenente gli effetti personali di Grazia. “Dentro la borsa” conclude Vincenzo “c’erano delle forbici e degli occhiali da sole. Occhiali che non sembravano appartenere a una ragazza”.

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