La Cassazione annulla un’altra condanna, il killer degli Ascione a un passo dalla libertà

Alberto Dortucci,  

La Cassazione annulla un’altra condanna, il killer degli Ascione a un passo dalla libertà

Torre del Greco/Ercolano. Si arricchisce di un nuovo capitolo la storia infinita dell’omicidio di Carlo Polese, il soldato del clan Birra ucciso da un colpo di pistola a due passi dal parco della Moquette di corso Resina: a 18 anni dell’agguato e a due anni dall’ultimo pronunciamento della suprema corte di cassazione, gli ermellini di Roma hanno annullato per la terza volta la condanna a 20 anni di carcere incassati da Giorgio Di Bartolomeo, genero del boss Raffaele Ascione e accusato di essere l’esecutore materiale del delitto. Un vero e proprio caso giudiziario, destinato a ulteriori colpi di scena. Perché i difensori di Giorgio Di Bartolomeo davanti ai giudici della V sezione penale della suprema corte di cassazione sono arrivati a invocare la legittima difesa per il proprio assistito, indicato da 13 differenti collaboratori di giustizia come il killer di Carlo Polese. Secondo i legali dell’uomo, l’esecuzione del soldato del clan Birra sarebbe avvenuta durante un tentativo di scavalcare il muro di cinta di Giorgio Di Bartolomeo per compiere un agguato ai danni del genero del boss. Una tesi capace di convincere gli ermellini, pronti a cancellare per la terza volta la condanna a carico del presunto assassino e a rinviare il processo in corte d’Appello.

Il cecchino dal terrazzo

La ricostruzione della direzione distrettuale antimafia di Napoli è sempre stata chiara:  Carlo Polese, il 19 agosto del 2003, venne colpito da un proiettile nei pressi di villa Ruggiero. Ovvero a due passi dal parco della moquette di corso Resina, un tempo storica roccaforte della cosca con base e interessi a Ercolano e Torre del Greco. La vittima – parente di un affiliato ucciso qualche tempo prima – avrebbe partecipato a un raid organizzato dal clan Birra all’interno del covo dei Bottone. Insieme a boss e personaggi di spicco del clan Birra, Carlo Polese – secondo la ricostruzione dei pentiti – avrebbe tentato di introdursi nel parco privato. Un modo per rivendicare la supremazia della cosca della Cuparella, costato la morte al soldato del clan: Carlo Polese, infatti, venne colpito da un proiettile durante l’intrusione a casa di Giorgio Di Bartolomeo. A sparare – secondo i 13 pentiti – sarebbe stato proprio il genero del padrino, ritenuto per un periodo reggente dell’organizzazione criminale a conduzione familiare. Il cecchino avrebbe sparato direttamente da una finestra, centrando al corpo il bersaglio: la vittima morì qualche minuto dopo in ospedale.

L’ipotesi scarcerazione

Il lavoro difensivo ora proseguirà con il deposito dell’istanza di scarcerazione considerato come, grazie ai plurimi annullamenti, l’autorità giudiziaria potrebbe rilevare la scadenza dei termini di custodia cautelare. E rimettere in libertà un  potenziale killer sfuggito alla giustizia per 18 anni. ©riproduzione riservata

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