Omicidio Cerrato a Torre Annunziata, il gioco sporco delle belve per evitare l’ergastolo

Ciro Formisano,  

Omicidio Cerrato a Torre Annunziata, il gioco sporco delle belve per evitare l’ergastolo
Il luogo del delitto

Torre Annunziata. Le belve che hanno ucciso Maurizio Cerrato hanno agito consapevoli dell’omertà dei testimoni e sarebbero pronte ad accordarsi per «far convergere le indagini solo su qualcuno di loro». Sono i passaggi chiave dell’ordinanza cautelare che nei giorni scorsi ha confermato l’arresto in carcere per i 4 indagati accusati di aver partecipato all’omicidio di Maurizio Cerrato (Domenico e Giorgio Scaramella, Antonio Cirillo e Antonio Venditto).

Un’ordinanza, quella firmata dal giudice, dalla quale emergono elementi importanti, specie in relazione al “capitolo” dedicato alle esigenze cautelari. Secondo il gip – chiamato ad analizzare la richiesta di arresto della Procura – gli indagati avrebbero agito come vere e proprie bestie feroci. Ma soprattutto la conferma del carcere per tutti è legata ad un elemento chiave: la necessità di evitare che da un accordo tra i sospettati possa venir fuori che il delitto è stato commesso solo da uno o due indagati.

Una tesi che cozzerebbe con la ricostruzione degli inquirenti secondo i quali Maurizio Cerrato, il 19 aprile scorso, sarebbe stato immobilizzato da tre persone mentre un quarto gli avrebbe sferrato contro la coltellata fatale all’interno del garage di via IV Novembre. D’altronde già nel corso delle indagini alcuni indagati hanno tirato in ballo i nomi di altri sospettati. Un dato, quest’ultimo, che apre all’ipotesi di un possibile accordo tra gli indagati. Accordo di cui già «sembrerebbe in atto un primo tentativo», sottolinea il gip nel motivare il suo provvedimento.

Una “strategia” che potrebbe consentire ad alcuni dei sospettati di evitare il massimo della pena: tutti, infatti, rischiano l’ergastolo. E ancora è importante il passaggio sull’omertà. Secondo il giudice chi ha ucciso Maurizio Cerrato lo avrebbe fatto alla presenza di almeno 3-4 persone «della cui omertà, evidentemente, erano già certi». A rafforzare le esigenze cautelari, inoltre, anche il pericolo di fuga e di inquinamento delle prove.

Infatti, secondo il giudice, non è possibile escludere che gli indagati possano sfruttare la propria forza criminale – alcuni di loro sono pregiudicati – per convincere o costringere questi soggetti a modificare le precedenti dichiarazioni in modo maggiormente favorevoli rispetto alla loro tesi difensiva. Intanto, sempre sul fronte delle indagini c’è attesa per l’esito delle analisi effettuate sui cellulari dei sospettati. E anche sulla richiesta di incidente probatorio avanzata dall’accusa nelle scorse ore.

La Procura ha infatti chiesto al giudice un’udienza lampo per cristallizzare le dichiarazioni di Maria Adriana Cerrato, la figlia di Maurizio nonché l’unico testimone oculare del delitto che ha deciso di parlare, facendo i nomi e cognomi dei presunti assassini di suo padre

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