Pistole e mitra per i clan: 62 anni agli armieri del Vesuviano

Andrea Ripa,  

Pistole e mitra per i clan: 62 anni agli armieri del Vesuviano

Due assoluzioni e condanne per complessivi 62 anni di carcere al gruppo che importava armi e poi le rivendeva alle organizzazioni criminali del territorio.

Un traffico di pistole, fucili e mitra finito al centro di un’articolata inchiesta, sul fronte Austria-Terzigno, portata alla luce nel marzo di due anni fa. Nei giorni scorsi per i 14 imputati nel processo d’Appello, davanti ai giudici della quinta sezione penale del Tribunale di Napoli, sono stati emessi i verdetti. Con l’agevolazione mafiosa già esclusa in sede di Riesame e l’aggravante della transazionalità,  per gli imputati – a processo a vario titolo anche per il reato di traffico di sostanze stupefacenti – sono arrivate condanne piuttosto miti.

Poco più di sessant’anni di carcere per dodici imputati, oltre alle due assoluzioni: quelle di Rosario Tufano e Salvatore La Rosa. Nel gruppo di coloro che hanno riportato pene figura anche Domenico Scaramella di Torre Annunziata, recentemente finito al centro delle cronache giudiziarie nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Maurizio Cerrato, l’ex dipendente degli Scavi di Pompei ucciso per un posto auto. Per lui la condanna più lieve: due anni e sei mesi di reclusione. Condanne anche per gli organizzatori di un giro d’affari milionario. A Domenico Boccia di Terzigno, difeso dall’avvocato Angelo Bianco, titolare di un’associazione sul territorio, ritenuto il promotore dell’associazione dedita all’importazione e la vendita delle armi è stata inflitta una condanna a 7 anni di carcere. Sette anni di reclusione anche a Vincenzo Sdino, difeso dall’avvocato Enrico Ranieri. Infine 7 anni e 4 mesi per Mario Amelio Carillo – assistito dai legali Michele Avino ed Enrico Ranieri -, 7 anni per Umberto Di Meglio, 6 anni e 4 mesi per Arcociro e Salvatore Guadagni; 5 anni per Pasquale Giordano; 4 anni e 4 mesi inflitti a Raimondo Licenziato (difeso da Maddalena Nappo); 3 anni e 6 mesi per Alfredo Oliva e Antonio Tufano; 2 anni e 8 mesi per Gaudino. L’inchiesta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e affidata ai carabinieri della compagnia di Torre Annunziata, aveva accertato un giro d’affari illecito per il traffico di armi all’ombra del Vesuvio.

Fucili kalashnikov, mitragliatrici Skorpion e pistole finivano nelle mani delle organizzazioni criminali, presumibilmente per le guerre di camorra. A guidare l’organizzazione Domenico Boccia di Terzigno, mentre a Vincenzo Sdino è stata riconosciuta la figura di custode di armi e munizioni da piazzare sul mercato. Le armi venivano importate dall’Austria, i corrieri partivano da Terzigno e San Giuseppe Vesuviano e incontravano i fornitori – giudicati da tribunali austriaci e condannati – e poi rientravano in Italia. I sequestri effettuati al confine tra i due Paesi nel corso degli anni hanno fatto scattare gli accertamenti e permesso alle forze dell’ordine di ricostruire l’intera filiera di un mercato illecito che andava avanti dal 2017.

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