Undici indagati tra imprenditori, medici, operatori sanitari, infermieri, ostetriche. Reati che vanno, a vario titolo, dal falso ideologico in atto pubblico alla truffa aggravata, passando per l’associazione per delinquere. Un sequestro da 209.000 euro e un’inchiesta, tutt’ora aperta, capace di far luce su quello che il procuratore Nunzio Fragliasso definisce «un collaudato sistema fraudolento». Sono i contorni del terremoto giudiziario che nelle scorse ore si è abbattuto sul Cmo, il centro medico polispecialistico di Torre Annunziata. Gli uomini della guardia di finanza, guidati dal colonnello Agostino Tortora, martedì hanno infatti eseguito un provvedimento di sequestro preventivo emesso dal giudice per le indagini preliminari per un valore pari a 209.000 euro. Un atto frutto di un’articolata inchiesta che vede indagati anche gli amministratori di fatto del Cmo. Un’indagine – come chiarisce in una nota il Procuratore di Torre Annunziata – nata da «una segnalazione» giunta dall’Asl Napoli 3 Sud in merito ad «abnormi flussi di prescrizioni mediche per prestazioni ad alto costo». Segnalazioni registrate presso il Cmo tra il 2015 e il 2016.  Il Procuratore parla di «collaudato sistema fraudolento» realizzato dagli «organi apicali del centro» finalizzato a «indurre in errore l’Asl».  In sostanza le indagini avrebbero dimostrato – secondo gli inquirenti – che alcuni medici di medicina generale agivano «d’intesa con i vertici del Cmo» per simulare campagne di prevenzione per «il rischio cardiovascolare e per il tumore al collo dell’utero». Ai pazienti sarebbe stato garantito che gli esami – svolti al Cmo – erano gratuiti. In realtà. gli stessi medici – indagati per falso – avrebbero firmato impegnative per quegli esami «in assenza della necessaria visita specialistica». Anzi, la Procura ritiene che i medici compiacenti avrebbero «indicato fraudolentamente la prestazione come suggerita da ignari medici specialistici». Non solo, sugli atti sarebbero anche stati indicati i codici regionali di medici che in realtà non avevano mai prescritto quegli esami a quei pazienti. Il tutto per consentire di incassare i rimborsi regionali per le così dette cure «ad alto costo». Dalle indagini sarebbe venuto fuori anche un altro tentativo di truffa per l’ottenimento di rimborsi per test genetici. Test che realmente avvenivano a Brindisi o addirittura a Monaco di Baviera e che «falsamente» venivano dichiarati come prestazioni «eseguite nella loro interezza presso il laboratorio di analisi del Cmo». Il tutto, conclude il Procuratore, in «violazione delle norme regionali». Accuse pesanti dalle quali ora dovranno difendersi i responsabili del centro.

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