Il calcio ipocrita, la coppa Italia come la Superlega

Francesco Sabatino,  

Il calcio ipocrita, la coppa Italia come la Superlega

Dal calcio della gente al calcio degli ipocriti il passo è veramente breve. Dalla voglia di proteggere lo sport più diffuso al mondo dai vampiri delle big europee, che ne vogliono solo trarne un maggiore profitto, trasformandosi a propria volta in esseri assetati di soldi e di auditel tv non ci vuole poi molto. Basta semplicemente cambiare la vittima. Chi solo qualche giorno fa protestava per l’idea matta delle 12 squadre più titolate in Europa di farsi un campionato tutto loro, tace oggi davanti al nuovo progetto della Coppa Italia solo per la serie A e la serie B. Sono state così proprio le squadre italiane, all’unanimità, ad infliggere un nuovo colpo mortale a quel calcio del popolo che di popolare non ha più nulla. Non a caso l’Italia è l’unica nazione in cui la coppa è organizzata dalla Lega e non dalla Federazione, quindi l’interesse dei pochi già prevale su quello di tutti.
Non si sono ancora del tutto spenti gli echi della Superlega, con 12 squadre europee tra cui Inter, Milan e Juventus che avevano deciso di dare vita a una personale Champions che desse più profitti e fosse più appetibile per sponsor e tv, che ecco che anche l’Italia dà vita alla sua personale coppa per pochi. La Lega di serie A ha infatti annunciato la modifica al format della competizione che, dalla prossima stagione, non vedrà più partecipare anche i club di serie C e D, ma vedrà ai nastri di partenza soltanto quelli di serie A e serie B. Quanto ipocrite suonano le levate di scudo dei vari Cairo, Ferrero, Carnevali e tanti altri che appena qualche settimana fa tuonavano contro le big d’Europa, “colpevoli” di voler rubare i sogni alle piccole squadre di poter competere e battere le più grandi, quanto vuoti suonano gli esempi dell’Atalanta di turno che arriva a sfidare il Real Madrid. Le stesse squadre che, a distanza di pochi giorni, non ci hanno pensato su due volte a sbattere fuori dalla coppa Italia i club che “non generano introiti a 6 zeri”. E chi se ne importa che non si potranno più vedere le favole come quella dell’Alessandria, che arriva a giocarsi una semifinale contro il Milan o di una Nocerina che arriva al cospetto di sua Signora la Juventus. Il giocattolo è loro e se lo gestiscono loro, almeno fino a quando qualcuno più potente non prova a sottrarglielo. E il popolo? I tifosi? Quelli per cui questi presidenti, addetti ai lavori avevano deciso di battersi? Accartocciati e spazzati sotto al tappeto in nome del guadagno che muove più della passione. Dalla Superlega alla super coppa Italia in salsa, andata a male, nostrana non ci vuole poi molto e poco importa che Cairo dicesse: “Non esiste che qualcuno abbia più diritti di altri”, perchè i diritti di serie A e serie B , per loro, contano più di altri. A questo punti si abbia la decenza, almeno, di non chiamarla coppa Italia, visto che non rappresenta l’Italia intera e vera. La si chiami coppa d’èlite o coppa di metà Italia o meglio ancora coppa dell’ipocrisia.

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