Torre Annunziata, il racket sui morti: 80 anni di cella a 9 boss del clan Gionta

Salvatore Piro,  

Torre Annunziata, il racket sui morti: 80 anni di cella a 9 boss del clan Gionta

Sì è concluso ieri con nove condanne, inflitte per circa 80 anni complessivi di galera, il maxi-processo che vedeva alla sbarra dieci estorsori, di cui otto affiliati ai Gionta. A scrivere la sentenza i giudici della Cassazione. Nove i signori del racket condannati in via definitiva. Un solo imputato, Salvatore Ferraro, alias ‘o capitano, di 55 anni, ex residente storico nel fortino eretto dai Gionta a Palazzo Fienga, ha ottenuto invece il totale “annullamento con rinvio” in appello della condanna a dieci anni. La Corte ieri ha accolto il ricorso presentato dall’avvocato Elio D’Aquino, legale di Ferraro, sulla “genericità delle accuse” mosse a carico. Per Ferraro si profila ora l’assoluzione. Per il resto è stata una sentenza durissima contro i Valentini, i signori del racket che taglieggiavano tutti: imprenditori edili, cantieri navali, negozi di abbigliamento, centri medici. Persino agenzie di pompe funebri. Il tariffario del pizzo estorto a rate variava da vittima a vittima, dai cento fino ai quattromila euro. A capo del gruppo di esattori, secondo i magistrati dell’Antimafia di Napoli Sergio Ferrigno e Ivana Fulco, c’era il 52enne Luigi Della Grotta, alias, fiancheggiatore dei Gionta. Per Della Grotta è arrivata una condanna a 17 anni e 2 mesi. Sedici anni di carcere a testa confermati poi per Oreste Palmieri e Raffaele Passeggia, di 60 anni. Erano loro, secondo quanto ricostruito dai carabinieri di Torre Annunziata, a eseguire una parte delle estorsioni. La coppia andava a incassare il denaro da commercianti, agenzie funebri, piccoli imprenditori. Tutti, in pratica, dovevano pagare il pizzo alla camorra. Associazione mafiosa, estorsione, detenzione, porto illecito di armi. Queste le accuse mosse a vario titolo dai pm e costate condanne definitive per altri 6 imputati, i cui ricorsi sono stati ritenuti inammissibili. Condannati infatti il ras Pietro Izzo, 44 anni, alias ’a fetamma; Luigi Caglione, detto Gino Canale 5, imparentato con Ernesto Gionta, fratello del capoclan Valentino. Per entrambi è arrivata la conferma di condanne fino a 10 anni, così come per Valerio Varone che però, difeso dall’avvocato Francesco Matrone, è stato assolto dall’accusa di essere il custode delle armi.  Inflitti poi 2 anni e 8 mesi ad Antonio Palumbo,  (assolto dall’accusa di associazione). Anche per Raffaele Abbellito, difeso dal legale Ciro Ottobre, confermata la mancata affiliazione al clan: condannato a 3 anni e 9 mesi. Secondo i giudici pure Leonardo Amoruso, di 46 anni,  incensurato, non apparteneva ai Gionta, ma dovrà scontare 6 anni. In un secondo e parallelo processo, nato dalla stessa inchiesta, sono stati condannati in  appello i due ras dei Gionta Vincenzo Amoruso, alias ‘o ‘nzerrino (20 anni); Ciro Nappo, detto Ciruzzo capa ‘e ‘auciello, ha incassato 15 anni.

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