Torre del Greco, l’ex marito è detenuto da anni: lei e il nuovo compagno incassano i suoi 180.000 € dell’assicurazione

Alberto Dortucci,  

Torre del Greco, l’ex marito è detenuto da anni: lei e il nuovo compagno incassano i suoi 180.000 € dell’assicurazione
La vicenda è finita in tribunale

Torre del Greco. Aveva «approfittato» della lunga detenzione dell’ex marito per mettere, insieme al suo nuovo compagno, le mani su un premio assicurativo da 200.000 euro incassato dal coniuge per un sinistro stradale di cui era rimasto vittima. E davanti ai «paletti» piantati dal procuratore speciale dell’uomo, non aveva esitato a ricorrere alle «maniere forti» per portare a casa i soldi. Alla fine, M.I. – la spregiudicata trentaseienne assetata di denaro – pagherà con solo un anno e quattro mesi di reclusione l’esercizio arbitrario delle proprie ragioni e le minacce ai danni del legale dell’ex marito. È il verdetto definitivo con cui la suprema corte di cassazione è arrivata a chiudere una battaglia giudiziaria durata 12 anni.

L’incidente e il premio

Tutto cominciò agli inizi degli anni Duemila, quando S.D. – all’epoca sposato con M.I. – rimase vittima di un incidente. Successivamente l’uomo venne arrestato e sottoposto alla misura cautelare del carcere, mentre il premio assicurativo di 200.000 euro venne incassato dal suo procuratore speciale. Il legale venne autorizzato dal detenuto a versare periodiche somme di denaro alla donna da cui si era separato per le necessità quotidiane. Separazione consensuale e pacifica? Nient’affatto, perché la trentaseienne e il nuovo compagno fiutarono l’affare e cominciarono a «pressare» il procuratore speciale di S.D. e un’amica per ottenere cifre progressivamente maggiori, successivamente stimate intorno ai 180.000 euro. Quando il legale e l’amica si opposero, scattarono prima le minacce e poi le violenze: un calvario iniziato alla fine del 2008 e proseguito fino all’agosto del 2009, quando le vittime si decisero a sporgere denuncia.

La battaglia legale

La coppia è finita sotto processo per esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone: sia in primo grado sia in Appello, M.I. è stata condannata a un anno e quattro mesi di reclusione. Avverso la sentenza-bis emessa a metà ottobre del 2019, la donna – attraverso il proprio avvocato di fiducia – aveva presentato ricorso agli ermellini di Roma per contestare una serie di violazioni di legge e provare a riportare la questione all’attenzione dei magistrati di secondo grado. Inutilmente. I giudici della sesta sezione penale della suprema corte di Cassazione – presidente Giorgio Fidelbo – hanno confermato il verdetto d’appello, annullando solo la parte relativa al pagamento delle spese di costituzione e rappresentanza della parte civile. Per il resto, cristallizzata la pena di un anno e 4 mesi di reclusione per avere «forzatamente» messo le mani su un tesoretto da 180.000 euro.

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