Carabinieri infedeli, la verità di Toti: «Il boss mi propose un patto scellerato»

Ciro Formisano,  

Carabinieri infedeli, la verità di Toti: «Il boss mi propose un patto scellerato»

«Ci incontrammo in una barca attraccata al porto di Mergellina. Non sapevo chi fosse. Mi ha fatto una proposta: ci avrebbe fatto sequestrare un carico di droga. Una tonnellata di cocaina. Io non l’ho nemmeno mai vista così tanta cocaina. Ma ad una sola condizione: dovevamo dargli metà del carico. Gli proposi una ricompensa ufficiale attraverso i canali istituzionali, come prevedono le norme in questi casi. Ma lui voleva la droga, non i soldi. Allora gli dissi che lo Stato non tratta a queste condizioni. Ho capito che voleva propormi un patto scellerato». Sono le 16 quando nell’aula “Giancarlo Siani” del tribunale di Torre Annunziata il tenente colonnello Luca Toti, comincia a parlare. L’ex comandante della compagnia di Torre Annunziata oggi in servizio a Bologna è un fiume in piena. Davanti a lui ci sono i giudici, il pubblico ministero dell’Antimafia Ivana Fulco, gli avvocati e soprattutto gli imputati. Tre carabinieri: Pasquale Sario, Gaetano Desiderio e Sandro Acunzo.  Oltre a Luigi Izzo e Orazio Bafumi. L’ex comandante della compagnia di via dei Mille è il testimone chiave dell’udienza su quello che lui stesso ha ribattezzato come il “patto scellerato” che avrebbe visto come protagonisti alcuni uomini dell’Arma in servizio – fino al 2010 – nella caserma di Torre Annunziata e il boss Francesco Casillo, narcotrafficante del Piano Napoli di Boscoreale oggi libero ma imputato per omicidio. Una brutta storia quella raccontata tra le pagine dell’inchiesta coordinata dall’ex pm Antimafia, Pierpaolo Filippelli. Blitz pilotati, trattative per la cattura di latitanti e soprattutto droga sequestrata che poi sarebbe sparita. Una storia ripercorsa in parte attraverso le parole del tenente colonnello.

Il patto scellerato

A cominciare dal suo primo incontro con Casillo. Incontro avvenuto al porto di Mergellina, a Napoli, e organizzato – dice Toti – da Francesco Vecchio, ex maresciallo finito al centro dell’inchiesta ma poi uscito indenne dal processo con rito abbreviato per intervenuta prescrizione dei reati assieme ad altri 6 colleghi. «Era il novembre del 2008 – racconta Toti rispondendo alle domande del pm – Vecchio mi disse che c’era un suo confidente che poteva farci scoprire un grosso carico di cocaina. Ci incontrammo a Napoli. Vecchio mi portò con la sua auto, una Smart. E chiamò questo soggetto con un walkie-talkie. Non mi era mai capitata una cosa simile». Dal nulla spunta la sagoma di un uomo con il «cappellino». «Si presentò come Franco ma non sapevo chi fosse». L’incontro avviene in una barca attraccata a Mergelina, come racconta Toti. «Vecchio chiuse le tende e gli oblò». Poi la proposta «scellerata» e il secco rifiuto del colonnello. «Gli dissi che io in quel momento rappresentavo lo Stato. E lo Stato a queste condizioni non tratta». Toti afferma che all’epoca non conosceva Casillo. Ma quando le indagini lo portarono sulle tracce del boss capì che «stava proponendo un patto scellerato». Vicende finite successivamente all’attenzione dell’Antimafia. Così come finì nelle mani dell’Antimafia la denuncia che l’avvocato Giovanni De Caprio – condannato in via definitiva per i rapporti con Casillo – aveva presentato contro Acunzo. L’incontro stavolta avviene a Posillipo, sempre con Vecchio. «L’avvocato disse che voleva denunciare Acunzo perché  Casillo gli aveva prestato dei soldi che dovevano servire per comprare droga e corrompere giudici». Conversazione registrata da Toti e finita poi nelle mani della Dda. Il colonnello ha anche raccontato delle indagini effettuate sul conto di Acunzo e dei rapporti tra l’appuntato e Casillo. E ancora la vicenda del sequestro del carico di droga al porto di Napoli nel 2009. «Acunzo mi disse che era stato lui l’artefice di questo sequestro. Arrivò in caserma assieme a Desiderio con l’auto civetta carica di cocaina e cercavano il modo di pesarla».

La cattura di Onda

A testimoniare, ieri pomeriggio, anche Paolo Guida, tenente colonnello che all’epoca dei fatti guidava la sezione catturandi del nucleo investigativo di Torre Annunziata. L’ufficiale che ha coordinato le indagini sull’arresto di ben 9 latitanti in pochi anni, ha parlato degli incontri con Casillo per provare a incastrare Umberto Onda, ex primula rossa dei Gionta e sicario spietato condannato due volte all’ergastolo. In quegli anni il nome di Onda era in cima alla lista dei criminali più pericolosi d’Italia. Al colonnello, Francesco Casillo (il boss narcotrafficante) venne presentato da «Sario come un brillante imprenditore che in passato aveva avuto problemi con la giustizia». «Scoprì che la fonte di quelle informazioni confidenziali era Casillo – un altro passaggio della dichiarazione resa da Guida – Io pensai potesse essere una figura tattica in grado di portarci alla cattura di Onda. Mi fidavo di Sario. Solo dopo qualche tempo ho scoperto chi era Casillo». Le indicazioni fornite da Casillo, le dritte per la cattura del killer latitante, si trasformano in un clamoroso buco nell’acqua. «Ci ha fatto perdere soltanto tempo – le parole di Guida – Non trovammo nessun riscontro alle sue indicazioni. Quando Sario venne trasferito il rapporto con Casillo fu gestito da Acunzo perché lo conosceva da tempo». Guida ha parlato anche degli incontri in una cantina. Incontri ai quali avrebbe partecipato assieme a Desiderio, Sario e Acunzo. Incontri dai quali, però, come ripete il colonnello, non emersero mai elementi in grado di dare una svolta significativa alle indagini per la cattura di Onda. Lo stesso Casillo, sentito in aula su questo tema, ha affermato che i carabinieri gli chiesero di collaborare per catturare l’ex fuggitivo. Ma che lui, di fatto, non avrebbe mai fornito informazioni utili su questo punto. La difesa degli imputati ha sottolineato, comunque, che sia Acunzo che Desiderio avevano partecipato, successivamente alle indagini per la cattura di altri latitanti, come Ciro Nappo. Un modo, secondo i legali, per dimostrare che l’attività degli imputati era finalizzata alla cattura di personaggi di spicco della criminalità torrese.

CRONACA