Omicidio Cerrato a Torre Annunziata, la figlia della vittima a confronto con le belve

Ciro Formisano,  

Omicidio Cerrato a Torre Annunziata, la figlia della vittima a confronto con le belve

Guarderà per l’ultima volta i presunti assassini di suo padre. Li vedrà attraverso un vetro, un finto specchio piazzato in una sala della caserma dei carabinieri. Dovrà riconoscerli, indicare il loro ruolo nella vicenda. Poi racconterà, per l’ultima volta davanti a un giudice, quello che ha visto. Le immagini tragiche e sconvolgenti della morte di suo padre, ammazzato da una coltellata al petto all’interno di un garage soltanto per aver difeso la sua bambina. Il giudice per le indagini preliminari di Torre Annunziata ha accolto la richiesta di incidente probatorio sulle dichiarazioni di Maria Adriana Cerrato, la figlia di Maurizio, l’uomo assassinato in un auto-rimessa di via IV Novembre, a Torre Annunziata, il 19 aprile scorso. Lei, l’unica testimone oculare del delitto che ha avuto il coraggio di parlare, di fare i nomi dei presunti killer di suo padre. Lei, la ragazza coraggio diventata simbolo della lotta alla violenza, ai soprusi, all’omertà in una città asfissiata dalla paura. Le sue dichiarazioni verranno così cristallizzate prima dell’inizio del processo. E la figlia di Maurizio, a questo punto, non dovrà mai più testimoniare su questa vicenda in un’aula di tribunale. Una decisione frutto sia della necessità di blindare quel tragico ricordo, sia di evitare possibili minacce o tentativi di condizionamento da parte di persone vicine ai 4 indagati (alcuni dei quali con precedenti penali). Durante l’incidente probatorio, che si svolgerà nella sede della caserma dei carabinieri di Castellammare di Stabia, Maria Adriana dovrà di fatto raccontare tutto ciò che ricorda di quel pomeriggio. Immagini, dinamica, volti, ruoli degli indagati. E dovrà anche riconoscerli  dinanzi al gip. Un momento importante per le indagini, sia per l’accusa che per la difesa. Le dichiarazioni di Maria Adriana, di fatto, rappresentano la base portante dell’inchiesta che pochi giorni dopo l’omicidio ha portato al fermo e all’arresto di Antonio Cirillo, Antonio Venditto, Giorgio e Domenico Scaramella: tutti accusati di omicidio volontario in concorso. Nei giorni scorsi sono stati affidati alcuni incarichi peritali per chiarire diversi aspetti della vicenda. Dall’omertà dei testimoni che non hanno voluto parlare fino ai presunti alibi degli indagati. Come Venditto – difeso dall’avvocato Mauro Porcelli – che ha affermato di non trovarsi sul luogo del delitto quando venne ucciso Cerrato. Indizi, supposizioni che potrebbero diventare prove. Proprio come le parole di Maria Adriana, quella ragazza coraggiosa  che ha avuto la forza di fare i nomi di chi avrebbe ucciso Maurizio. La giovane donna che tra qualche giorno dovrà guardare negli occhi, per l’ultima volta, i presunti assassini di suo padre.

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