In carcere per omicidio, assolto dopo 5 anni: sessantenne di Ercolano vuole un maxi risarcimento

Alberto Dortucci,  

In carcere per omicidio, assolto dopo 5 anni: sessantenne di Ercolano vuole un maxi risarcimento

Ercolano. Finì dietro le sbarre del carcere a fine aprile del 2011, accusato del massacro di camorra andato in scena nel lontano 1999 a Montemurlo: secondo gli investigatori, Gerardo Ascione – sessantenne di Ercolano, ritenuto vicino al clan Iacomino-Birra – aveva partecipato all’omicidio di Ciro Cozzolino, deciso dai vertici della Cuparella nell’ambito della faida per la gestione del business delle «pezza a Prato» e provincia. Ma – a distanza di 5 anni, a giugno del 2016 – la suprema corte di cassazione confermò in via definitiva l’assoluzione del sessantenne. Un verdetto capace di innescare un vero e proprio braccio di ferro giudiziario sul diritto dell’imputato a ottenere un risarcimento per l’ingiusta detenzione a cui era stato sottoposto in via cautelare.

L’ultimo verdetto

A tenere aperta la questione sono stati proprio gli ermellini di Roma, a cui Gerardo Ascione – attraverso i propri legali – aveva presentato ricorso avverso l’ordinanza con cui la corte d’appello di Firenze aveva rigettato la richiesta di «diritto alla riparazione». Secondo i giudici, l’arresto di Gerardo Ascione era «giustificato» dal furto dell’auto con cui sarebbe stata poi portata a termine la missione di morte. Ciò avrebbe determinato una «consapevole partecipazione a un fatto illecito direttamente connesso con l’omicidio». Una tesi ribaltata dai magistrati della quarta sezione penale – presidente Patrizia Piccialli – pronti a ritenere le doglianze del sessantenne di Ercolano meritevoli di accoglimento e a rinviare il procedimento in corte d’appello. Toccherà, dunque, ai giudici di secondo grado di Firenze stabilire nuovamente se il sessantenne abbia diritto al risarcimento per l’ingiusta detenzione a cui venne sottoposto a partire dall’aprile 2011.

Le condanne ai boss

Per il massacro di Montemurlo sono stati condannati, a 17 anni dai fatti, quattro boss degli Iacomino-Birra. E’ stata la suprema corte di cassazione a porre fine a un procedimento lungo e contorto, concluso con quattro ergastoli e due condanne a 21 anni e 24 anni. Gli ermellini confermarono, inoltre, l’assoluzione di Gerardo Ascione. L’ergastolo venne stato confermato per i vertici della Cuparella:  Antonio Birra, Giovanni Birra, Stefano Zeno e Giacomo Zeno. Confermati i 24 anni per Salvatore Didato e i 21 anni per Giuseppe Chierchia. I Birra e gli Zeno furono considerati i mandanti del delitto: Ciro Cozzolino, noto come Vincenzo ‘o pazzo, venne ucciso perché avrebbe smesso di pagare il pizzo nell’ambito del business delle pezze. Salvatore Didato doveva essere il primo esecutore materiale del delitto ma – andato una prima volta – sbagliò carcere. Si recò alla Dogaia a Prato sapendo che Ciro Cozzolino aveva dei permessi premio e poteva uscire dal carcere. Ma non sapeva che la vittima era detenuta a Santa Verdiana a Firenze. L’incarico gli fu tolto, ma fu lui – secondo l’accusa – a dare a Gerardo Sannino, l’esecutore materiale del massacro, la pistola da cui partirono i colpi mortali. Giuseppe Chierchia, invece, avrebbe recuperato dopo l’omicidio l’auto dell’agguato.

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