Torre Annunziata capitale del reddito di cittadinanza, il 25% sopravvive con il bonus anti-povertà

Vincenzo Lamberti,  
Ciro Formisano,  

Torre Annunziata capitale del reddito di cittadinanza, il 25% sopravvive con il bonus anti-povertà

Una città che vive di assistenza. Una città con la mano tesa. Una città rassegnata, senza speranze. Una città aggrappata ai sussidi statali: l’unico appiglio possibile per una realtà che paga trent’anni di disastri. Trent’anni di fabbriche chiuse, di posti di lavoro persi, di promesse infrante.  I numeri, per Torre Annunziata, sono impietosi. E vengono fuori proprio nel momento in cui si cerca di dare una scossa e rimettere in piedi l’orgoglio della vecchia città operaia che non c’è più. Da un lato la cartolina di ciò che era Torre Annunziata, dall’altro la fotografia drammatica di ciò che è oggi. Un’immagine scolpita a fuoco tra i dati del reddito di cittadinanza. Numeri che mettono i brividi. Cifre che raccontano meglio di tante parole la situazione economica, lo specchio del degrado sociale e civile. Fino a questo momento sono 2800 le famiglie di Torre Annunziata che beneficiano del reddito di cittadinanza. Un dato gigantesco. In tutto quasi novemila le persone che, facendo parte di quel nucleo familiare, sono senza lavoro e “campano” coi soldi dello Stato, senza prospettive concrete per il futuro (a dispetto di ciò che avrebbe dovuto davvero rappresentare la riforma “manifesto” dei 5 Stelle).  Che tradotto vuol dire che circa un cittadino su 4 incassa il bonus. Una media calcolata dall’amministrazione comunale di circa 700-800 euro a famiglia. Facendo un rapido calcolo matematico parliamo di quasi 25 milioni di euro che arrivano ogni anni alle famiglie torresi. Che li incassano e li spendono, non sempre, per vivere e forse sopravvivere. In pratica la prima “azienda” della città è l’assistenzialismo. Sussidi che – lo dicono le inchieste – sono anche finiti nelle mani di alcuni camorristi dei clan attivi sul territorio. Un ritratto che diventa ancora più drammatico se si scava tra i ricordi più recenti. Fino agli anni ‘80, Torre Annunziata era uno dei poli industriali della provincia di Napoli. La città delle aziende metalmeccaniche, degli operai, delle eccellenze. Tutto spazzato via con l’evidente e oggettiva complicità di una classe politica che in questi decenni ha distrutto il sogno turistico ereditato dalle vecchie fabbriche dismesse. Sono numeri da record nazionale, vicini per quantità a quelli della stessa città di Napoli (prima in Italia per percettori del reddito di cittadinanza) che però può contare ancora su un tessuto produttivo e su un settore terziario che trainano un’economia in crisi. Torre Annunziata, invece, no. E’ ferma in un limbo, paralizzata nel suo torpore. Illusa dalle promesse di chi, aveva fatto toccare il cielo con un dito. Ed oggi deve ringraziare il sussidio di Stato se non vi sono rivolte e proteste sociali da parte di chi, ormai, non ha più nulla.

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