Aziende del Sud in crisi, il leader dei giovani industriali: “Investire su giovani manager”

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Aziende del Sud in crisi, il leader dei giovani industriali: “Investire su giovani manager”

I dati sulla crisi delle aziende, accentuata sicuramente dalla pandemia, preoccupano il leader dei Giovani industriali di Napoli, Alessandro Di Ruocco. «Sono numeri che vanno analizzati con attenzione. Perché partendo da quest’analisi potremmo avere gli strumenti per elaborare una risposta complessiva ed organica»

Secondo lei, fino a questo momento, cosa è mancato alle imprese del Mezzogiorno?

«In alcuni casi vi sono aziende che non hanno elaborato lo switch culturale necessario. Alcune, invece, si sono rese conto che ricerca e innovazione sono importanti e decisive per lo sviluppo, ma in questo momento anche per la sopravvivenza».

Su quale traccia devono lavorare le aziende, secondo lei?

«Anzitutto ritengo che sarebbe possibile, attraverso la collaborazione con le università creare un automatismo che favorisca la crescita delle imprese. Oggi, invece, c’è uno scollamento e ci sono ancora aziende poco strutturate, vuoi per mancanza di managerialità che impedisce di fare quel passo che dovrebbe essere necessario per sopravvivere».

E’ naturale parlare a questo punto di Recovery e fondi europei.

«Ovviamente. Le opportunità, adesso, sono tante: c’è la next generation, un processo di innovazione sempre più percepibile per rimettere in moto il secondo motore che è quello del Sud. Come imprenditori non possiamo dimenticare che, accanto a questi fondi, vi sono strumenti come i bond, il crown funding e altri strumenti finanziari, che ti danno la possibilità di strutturarti finanziariamente e col tuo management».

Se dovesse dare un consiglio a un’impresa che vuole investire?

«Direi che sono importanti le competenze in questo momento. Se andiamo a vedere i numeri, Napoli è terza tra le grandi città per la nascita di start up innovative. Napoli e il Mezzogiorno dimostrano di essere un popolo dinamico che ha estro e fantasia, ma sappiamo anche che c’è un ecosistema avverso a queste start up. Così come c’è grande natalità, sono alti i tassi di mortalità di queste start-up». Investire sui manager, dunque, ma non solo.

«Serve un matching con università e competenze. Laddove ci sono aziende che possano fare quel salto, il percorso manageriale è essenziale. Magari corredato dalle necessarie riforme della pubblica amministrazione, un’azione decisa sulla sburocratizzazione e non ultima una riforma della giustizia: che incide quasi per il 3% del Pil mancante».

Servono menti fresche? «Tanti imprenditori avrebbero bisogno di avere più manager all’interno della loro azienda, quando servono scelte rapide, scelte di visione. L’imprenditore ha fiuto ma poi per seguire quelle idee serve management preparato».

(Vilam)

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