Cimitero di Pompei: nei loculi privati i resti di sconosciuti, quattro imputati

Salvatore Piro,  

Cimitero di Pompei: nei loculi privati i resti di sconosciuti, quattro imputati

Nuovo scandalo al cimitero, altri quattro imputati. Abuso d’ufficio, invasione di terreni altrui, deturpamento. Queste le ultime accuse mosse a vario titolo dal pubblico ministero della Procura di Torre Annunziata, che ha convinto il giudice a dare il via all’ennesimo processo sui presunti scandali giudiziari che continuano ad abbattersi sul cimitero comunale. E tutto a partire dal 2015. Non a caso, a firmare l’ennesima richiesta di rinvio a giudizio è stato il pm Rosa Annunziata: lo stesso magistrato che, sei anni fa, aveva fatto tremare l’ex sindaco Claudio D’Alessio e alcuni componenti dell’allora amministrazione comunale, scoperchiando il precedente scandalo denominato Terra Santa. La nuova inchiesta, culminata infine con il rinvio a giudizio di quattro persone, sembrerebbe essere un filone-bis: una vicenda separata, che però scorre parallela. Imputati, nel probabile filone-bis di Terra Santa, sono innanzitutto due cittadini: la 61enne Maria Ranieri e Carlo Luigi Vitiello, di 67 anni, ex istruttore direttivo tecnico impiegato al Comune fino al 31 dicembre 2017 presso l’ufficio amministrativo e sicurezza lavoro del settore specializzato nei Servizi al Cittadino e Cimitero. Entrambi, secondo l’accusa, avrebbero “arbitrariamente invaso” un loculo, il numero B41 del cimitero di Pompei, concesso ad altri dopo la sigla di un regolare contratto. La presunta invasione arbitraria contestata a Maria Ranieri e a Carlo Luigi Vitiello – quest’ultimo finito sotto processo in qualità di privato e non come ex dipendente pubblico – sarebbe avvenuta in due occasioni: il 21 giugno del 2017 e il 25 luglio dello stesso anno. A denunciare tutto agli inquirenti sono state le persone offese – assistite dall’avvocato Nadia Mohamed Taha – che avrebbero trovato il loro loculo (concesso loro dal Comune grazie a un regolare contratto di concessione stipulato nel 1955, ndr) “occupato” dai “resti mortali” di persone apparentemente sconosciute. Più pesanti, poi, le accuse rivolte a due ex addetti ai Servizi Cimiteriali del Comune. Si tratta del 65enne Francesco Massa, che avrebbe violato il regolamento locale di polizia mortuaria, adottato con delibera del marzo del 2010 e che gli imponeva di “assistere e di sorvegliare alle esumazioni” sottoscrivendo infine il relativo verbale. Nei guai è finito pure Giuseppe Vangone, 66enne di Pompei, all’epoca dei fatti incaricato della gestione del personale operaio dei Servizi Cimiteriali. Vangone – secondo l’accusa – non avrebbe vigilato a dovere sulle operazioni di seppellimento e sulle esumazioni. A entrambi gli ex addetti ai servizi cimiteriali viene contestata inoltre la presunta violazione dell’articolo 78 del regolamento comunale di polizia mortuaria, che impone la esecuzione delle esumazioni solo se «gli interessati hanno effettuato preventivamente il pagamento delle tariffe ordinarie in vigore».

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