Blitz nelle case-lager di San Giuseppe Vesuviano, sgomberati 22 bengalesi

Andrea Ripa,  

Blitz nelle case-lager di San Giuseppe Vesuviano, sgomberati 22 bengalesi

Vivevano in micro-appartamenti, grossi poco più di un box per le auto. I materassi erano ammassati in vari angoli della casa, alcuni anche vicino ai fornelli della cucina. Una situazione di degrado, non soltanto sociale, venuta alla luce alcuni giorni fa a seguito dell’ultima operazione per il controllo del sovraffollamento in città. Nel rione ghetto di San Giuseppe Vesuviano, in via Ammendola, una strada a ridosso del centro storico, poche centinaia più in là della piazza che è il luogo di ritrovo dei giovani del territorio, si viveva così. Tre micro appartamenti all’interno di uno stesso stabile, sgomberati venerdì mattina all’alba dai poliziotti  del commissariato di polizia di San Giuseppe Vesuviano, agli ordini del dirigente Maurizio D’Antonio, e del comandante dei vigili urbani di San Giuseppe Vesuviano, tenente colonnello Fabrizio Palladino. Sono ventidue i cittadini bengalesi scoperti a vivere in tre unità abitative in cui il massimo di residenti possibili era in misura di dieci persone. Ammassati l’uno sull’altro e costretti a guadagnarsi un posto al caldo e un tetto sotto cui dormire per poche centinaia di euro. Un giro d’affari legato alle case-lager sul territorio di San Giuseppe Vesuviano che appare assai diffuso, grazie anche alla complicità di proprietari degli stabili, per lo più cittadini sangiuseppesi, che sfruttano le condizioni di estrema povertà di stranieri a caccia di un posto. Fino a cento euro per un posto letto, nelle dichiarazioni dei residenti sgomberati resi alle forze dell’ordine è racchiuso anche il giro d’affari dei proprietari degli appartamenti. Mentre i bengalesi non regolari e in sovrannumero sono stati sgomberati e segnalati all’ufficio anti-immigrazione di Napoli, per i titolari delle abitazioni “soltanto” una sanzione pecuniaria. «Non possiamo fermarci in questa operazione di controllo del territorio. Vanno segnalate tutte le criticità», spiega l’assessore con delega all’Immigrazione Marica Miranda. «Il Covid ci aveva un po’ frenati nell’ultimo anno e mezzo, con l’allentamento delle misure, non potevamo mollare la presa. Non soltanto sugli irregolari che vivono sul nostro territorio, ma soprattutto sui proprietari delle abitazioni». «Non permetteremo che San Giuseppe Vesuviano diventi una città dormitorio, continueremo con le sanzioni», ha aggiunto il sindaco Catapano. Spesso artefici di un giro d’affari che si consuma sulla pelle di chi non ha arte, né parte ed arriva all’ombra del Vesuvio con il sogno di aver trovato il futuro. Un intervento che richiama quelli che venivano svolti con una certa regolarità prima della pandemia e interrotti negli ultimi mesi a causa dell’emergenza sanitaria, destinati a interrompere un fenomeno sempre più diffuso a San Giuseppe Vesuviano e che riguarda il sovraffollamento alloggiativo e l’immigrazione clandestina. Secondo un recente report dell’amministrazione comunale, contenuto anche nelle denunce del primo cittadino, Vincenzo Catapano, gli irregolari che vivono sul territorio cittadino sono circa tremila. Mentre secondo i dati ufficiali del Censimento permanente, al 2019 i residenti bengalesi sul territorio cittadino sono poco più di 1500 (quelli regolari). Superando di gran lunga la comunità cinese che oggi conta circa 1200.

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