Torre del Greco, la tragedia di Consiglia: «Morte assurda, vogliamo la verità su nostra sorella»

Alberto Dortucci,  

Torre del Greco, la tragedia di Consiglia: «Morte assurda, vogliamo la verità su nostra sorella»
Consiglia Benducci

Torre del Greco. «Consiglia stava bene prima dell’operazione alla tiroide: aveva qualche acciacco legato alla paresi, ma in generale godeva di buona salute. Negli ultimi 20 giorni non si è capito nulla». Eugenio e Salvatore hanno la voce spezzata dal dolore, mentre raccontano l’incubo in cui è piombata un’intera famiglia. Angela ascolta senza fiatare, rinchiusa in un silenzio carico di angoscia: «Nostra sorella è morta in tre settimane, senza una spiegazione sottolineano i fratelli della donna stroncata da un arresto cardiaco al termine di un calvario iniziato con un intervento di routine -. Vogliamo chiarezza, vogliamo la verità. Per lei, certo. Ma anche per evitare che tragedie del genere si possano ripetere ». La mente vola veloce al 29 aprile, giorno in cui Consiglia Benducci – 40 anni, madre di due figli rispettivamente di 18 anni e 14 anni – varcò la soglia della clinica privata di San Gennaro Vesuviano. «Consiglia aveva già dovuto affrontare qualche operazione, a causa della paresi provata da una gestosi durante il parto – ricorda Eugenio – Ma aveva timore di questo intervento, una sorta di cattivo presagio». Non a caso, l’asportazione della tiroide era stata a lungo rinviata. Finché i dottori non avevano evidenziato rischi per la trachea: «Viste le indicazioni dei dottori, si era decisa – sottolinea Salvatore -. Inizialmente sembrava essere andato tutto bene, nostra sorella il primo maggio era tornata a casa». E qui era cominciato il suo calvario: «Non riusciamo a trovare pace – la disperazione di Eugenio -. Vogliamo capire cosa sia successo, a partire dall’operazione fino ai successivi soccorsi. Mia sorella non è mai stata bene dopo l’operazione: aveva difficoltà respiratorie, in particolare di notte. Ci sono alcuni audio registrati con il telefono che testimoniano i suoi problemi. Ma nessuno ha ritenuto opportuno approfondire la questione ». Eppure Consiglia per due volte avrebbe esposto ai medici della clinica privata di San Gennaro Vesuviano i suoi dubbi e le sue paure: «Non siamo mai riusciti a parlare con i dottori, a causa dell’emergenza Covid-19 ricevevano solo la paziente – ricordano Eugenio e Salvatore – Ma nostra sorella aveva ricevuto solo rassicurazioni. Poi la situazione è precipitata, fino alla tragedia ». Una tragedia su cui la procura di Napoli ora vuole fare piena luce. La salma di Consiglia Benducci e le cartelle cliniche sono state sequestrate, in attesa dell’autopsia. Gli investigatori già a inizio settimana potrebbero iscrivere i primi nomi nel registro degli indagati: un atto dovuto per provare a ricostruire i 20 giorni da incubo della quarantenne. «Non vogliamo soldi – concludono i fratelli di Consiglia – ma solo giustizia per nostra sorella».

@riproduzione riservata

CRONACA