Blocco dei licenziamenti, scontro frontale imprese-sindacati

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Blocco dei licenziamenti, scontro frontale imprese-sindacati

Lo scontro sul blocco dei licenziamenti si fa sempre più aspro. Da un lato Confindustria che chiede mani libere, dall’altro i sindacati che, invece, vogliono regole chiare. In mezzo il Governo che prova a mediare. «La mediazione ha retto ed è un miglioramento considerevole sia di una situazione che vedeva l’eliminazione pura e semplice del blocco, sia di una posizione che vedeva il mantenimento fio a ottobre-dicembre. L’intervento previsto è in linea con gli altri paesi Ue. La strada è quella di garantire la Cig gratuita anche dopo l’1 luglio in cambio dell’impegno di non licenziare. Spero che sia i sindacati che le imprese si trovino su questa mediazione” le parole di Mario Draghi. Ieri, durante la conferenza collegato con Napoli, il leader degli industriali Carlo Bonomi aveva attaccato il sistema: «Avere una contesto di “lealtà istituzionale” è “fondamentale in un Paese che deve uscire da un periodo di crisi drammatica. Una crisi sanitaria, una crisi sociale, una crisi economica”. Il presidente di Confindustria, dopo il dibattito che si acceso in questi ultimi giorni sul tema del blocco dei licenziamenti, lo aveva sottolineato. “Se non ci sono le fondamenta di un rapporto di lealtà istituzionale sarà molto difficile”, aveva aggiunto Il leader di Confindustria si riferiva al metodo che per gli industriali dovrebbe avere il confronto tra Governo e parti sociali, e lo sottolineava indirettamente anche riferendosi, subito dopo queste parole, a Gianluigi Traettino, nuovo presidente di Confindustria Campania: questa nomina è “il paradigma di queste riflessioni”, di quanto dovrebbe accadere nel Paese: “Credo – dice Bonomi – che sia il compimento di un percorso di persone che hanno condiviso alcune idee ed alcune riflessioni, ed hanno portato a termine gli impegni che si erano dati”. Ma lo scontro fra sindacati e Confindustria sullo stop ai licenziamenti sembra non avere pausa, nonostante la mediazione voluta dal Governo. Il blocco resta fissato al 30 giugno e salta la proroga al 28 agosto. E’ confermata la possibilità per le imprese di utilizzare la cassa integrazione ordinaria, senza dover pagare le addizionali fino alla fine del 2021 ma con l’impegno a non licenziare. Allo sforzo di sintesi fatto dal premier Mario Draghi per mettere d’accordo le diverse posizioni nel governo sulla questione, i sindacati rispondono dalle barricate, con il segretario generale della Cgil Maurizio Landini che avverte: «La partita non è chiusa». Gli industriali si sono mostrati contrari all’estensione del divieto di licenziare e sostenitori di una riforma degli ammortizzatori sociali. Ma i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri vedono la posizione di Confindustria “pericolosa”. Da settimane le sigle sindacali continuano a chiedere che la proroga arrivi almeno fino a fine ottobre, il tempo necessario per completare la riforma degli ammortizzatori, garantendo una copertura universale a tutti i lavoratori, e per rilanciare le politiche attive. Per Landini «rimane il rischio che dal primo luglio ci possa essere chi licenzia. Il messaggio che viene dato, avendo ascoltato un pò troppo Confindustria, è che i problemi si risolverebbero con la libertà di licenziare, un messaggio sbagliato». Per il leader della Cgil «la partita non è chiusa, perché non vogliamo trovarci di fronte a migliaia di licenziamenti». Bombardieri tuona: «Qualcuno chiede zero diritti: in questa settimana mentre noi chiediamo zero morti sul lavoro, qualcuno chiede zero diritti e sono le stesse associazioni datoriali che, in questo anno, hanno avuto il 74% dei finanziamenti dello Stato a favore delle aziende. Venerdì saremo in piazza per far sentire la nostra voce». E ancora:_ «Centinaia di migliaia di persone – ha fatto notare Bombardieri – rischiano di perdere il posto di lavoro. Noi siamo sempre per trovare le soluzioni: speriamo che ciascuno faccia appello al proprio senso di responsabilità per evitare di incendiare il Paese» la posizione dei sindacati che non mollano la presa.

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