Castellammare. I ristoratori che sfidano la crisi, Pino Cioffi (Mammamia): «Non ci arrendiamo mai, pronti nuovi investimenti»

Tiziano Valle,  

Castellammare. I ristoratori che sfidano la crisi, Pino Cioffi (Mammamia): «Non ci arrendiamo mai, pronti nuovi investimenti»

«Abbiamo chiuso durante la pandemia con 16 dipendenti. Abbiamo fatto sacrifici, ma siamo ripartiti con lo stesso personale ed entro un paio di giorni contiamo di rinforzare l’organico con altri 2 camerieri». Pino Cioffi gestisce il ristorante Mammamia di corso Garibaldi, a Castellammare di Stabia, assieme alla sorella Genny, alla moglie Imma Abagnale, al cognato Aldo Piedipalumbo, alla nipote Annalisa e al compagno di quest’ultima, Vincenzo Rubicondo. Imprenditori della ristorazione che hanno esportato la qualità della cucina napoletana anche a Milano, con Gerry Cioffi che gestisce il ristorante il Kaimano, una delle mete preferite di attori, personaggi della tv, calciatori e dirigenti sportivi.Una famiglia che ama le sfide. «Abbiamo aperto questo ristorante nel 2016, quando la villa comunale era chiusa per lavori, Castellammare era deserta di sera e molti imprenditori scappavano dal lungomare per aprire altrove – racconta Pino Cioffi – Il proprietario di questi locali ci invitò a vedere la struttura alla vigilia di Natale, ma all’inizio eravamo scettici perché i lavori per la nuova villa comunale erano bloccati e non si sapeva quando sarebbero ripresi. Appena abbiamo saputo che c’era un’altra persona interessata, però, è scattata nella nostra famiglia la molla della competizione e alla fine abbiamo deciso di gettarci in questa avventura. All’apertura mia moglie e mia sorella facevano le lavapiatti e avevamo solo 2 dipendenti. Oggi ne abbiamo 16 e da martedì speriamo di essere in 18».

Per tre anni (dalla primavera 2017, quando comincia ad essere riaperta la villa comunale, fino al 2019), il locale conquista sempre più clienti e comincia a lavorare molto anche con i turisti che riempiono hotel e bed and breakfast della città: «Abbiamo fatto la scelta di lasciare la cucina aperta dalle 10 alle 24, senza interruzioni, e ho lasciato al personale il compito di organizzarsi i turni, intervenendo solo in caso di criticità – spiega Pino Cioffi – Questo ci ha permesso di creare un clima familiare anche con il personale ed è un aspetto che è stato percepito dai clienti che sono aumentati sempre più».Gli affari vanno a gonfie vele, poi arriva il Covid-19: «Una mazzata pesante – ammette il titolare del ristorante di Corso Garibaldi – Tra il 2019 e il 2020 abbiamo perso circa l’80 per cento delle entrate, però abbiamo tenuto duro aspettando la ripartenza».

La famiglia Cioffi si aggrappa a un insegnamento: «Molti associano il nome del nostro locale, “Mammamia”, a un’esclamazione di stupore. Invece è proprio dedicato a nostra madre che ci ha insegnato a non sprecare i nostri sacrifici – racconta Pino – Avevamo messo un po’ di soldi da parte per il lavoro fatto negli anni precedenti e questo ci ha consentito di tirare avanti e anticipare anche stipendi ai nostri dipendenti costretti a subire i ritardi della cassa integrazione. Non abbiamo lasciato nessuno indietro».

Le chiusure imposte dal Governo mettono i progetti in discussione, ma i titolari del ristorante Mammamia alzano la testa e decidono di sfidare la crisi, facendo investimenti: «I fitti li abbiamo persi, ci sono state chieste spese inutili per garantire il distanziamento prima di richiuderci in autunno, lo scorso anno. Ma cominciando ad arrivare qualche aiuto dallo Stato, abbiamo deciso di aderire al finanziamento del 25 per cento del fatturato con tassi agevolati per fare nuovi investimenti – racconta Pino Cioffi – Per una scelta aziendale abbiamo allargato la cucina e stretto un po’ la sala interna, puntando su un dehors esterno totalmente nuovo e più accogliente». Un’altra scelta vincente.

«La gente ha apprezzato e ancora oggi ci capita di dover chiedere a qualche ottimo collega di ospitare qualche nostro cliente», rivela Pino che sta già pensando alle prossime mosse. «Noi serviamo le portate ai clienti in piatti decorati che richiamano le bellezze della nostra città e ci è capitato di venderne anche 150 in un mese durante l’estate. Lo sa perché? A Castellammare i negozi chiudono alle 20 e i turisti o chi viene da fuori per il weekend, non sa dove comprare dei souvenir. Spesso si accusa la politica, ma credo che anche l’Ascom, se davvero la città vuole una prospettiva turistica, dovrebbe essere più attenta e fare la sua parte, magari concordando per tutti i negozi un allungamento dell’orario di apertura almeno fino alle 22 – spiega Cioffi – Ci sto pensando già da un po’, ma la prossima sfida potrebbe essere quella di aprire un negozio di gadget».

Anche perché i turisti si cominciano a rivedere in città: «In settimana abbiamo avuto un gruppo di 30 persone, è stato una gioia servirli ai tavoli – conclude il titolare del Mammamia – L’unica preoccupazione è quando gli scooter sfrecciano a tutta velocità davanti al nostro gazebo, su questo l’amministrazione dovrebbe intervenire. La chiusura di corso Garibaldi, magari dalle 17, e la possibilità di mettere qualche tavolino in più in strada, ci consentirebbe oltre che garantire maggiore vivibilità a tutti anche di fare nuove assunzioni».

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