Sorrento, stop alle 48 case: battaglia legale Ceps-Comune

Salvatore Dare,  

Sorrento, stop alle 48 case: battaglia legale Ceps-Comune

La citazione è stata ufficialmente notificata nei giorni scorsi. E in municipio sono praticamente saldati dalla sedia. D’altronde era stata la stessa reazione quando era già stata preannunciata la decisione di trascinare in tribunale l’ente per ottenere un risarcimento danni monstre, di almeno cinque milioni di euro. Pronta a partire la battaglia legale tra la Ceps, cooperativa edilizia penisola sorrentina, e il Comune di Sorrento. Pomo della discordia? La mancata realizzazione del progetto che consentiva alla società di realizzare 48 alloggi in località Atigliana. Il caso sarà oggetto di discussione dinanzi i magistrati della sezione civile del Tribunale di Torre Annunziata. La vicenda è assai intricata. Ceps, dopo anni di attesa, aveva finalmente ottenuto il permesso per costruire 48 alloggi ma i magistrati amministrativi di Tar della Campania e Consiglio di Stato hanno annullato le autorizzazioni. Per i giudici, non poteva essere eseguito alcun tipo di intervento poiché le opere furono giudicate in contrasto con Put (piano urbanistico territoriale) e Puc (piano urbanistico comunale) Ceps, presieduta da Nicola Esposito, è rappresentata dall’avvocato Massimo Mandara che ha predisposto un corposo atto di citazione. La richiesta, evidenziò la cooperativa diverse settimane fa, «configura un consistente danno patrimoniale documentato dagli ingenti esborsi finalizzati alla costruzione degli appartamenti nonché un danno non patrimoniale, come il danno d’immagine recato alla Ceps e ai suoi soci e di cui si chiede al giudice la quantificazione. Danni derivanti dalla lunga, estenuante e defatigatoria attività procedimentale ad opera dell’amministrazione comunale guidata dall’allora sindaco Giuseppe Cuomo e dal dirigente responsabile dell’ufficio tecnico, la cui condotta ondivaga aveva ingenerato affidamento incolpevole in Ceps nel periodo che va dal deposito del progetto fino all’annullamento del permesso ad opera del Consiglio di Stato». E ancora: «Ceps, senza sua colpa, aveva confidato nella legittimità apparente del procedimento e nella buona fede e correttezza della condotta dell’ente già messa in guardia dalle osservazioni emerse nel corso dell’istruttoria procedimentale ad opera della Città Metropolitana poi completamente disattese dal Comune di Sorrento venendo meno al rispetto dei principi generali di comportamento di cui all’articolo 97 della Costituzione, quali la perizia, la prudenza, la diligenza, la correttezza».

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