Deiulemar, giustizia-lumaca: 7 nodi irrisolti a 9 anni dal crac

Alberto Dortucci,  

Deiulemar, giustizia-lumaca: 7 nodi irrisolti a 9 anni dal crac

Torre del Greco. Era il 2 maggio del 2012 e al primo piano della sezione fallimentare del tribunale di Torre Annunziata iniziò – sotto forma di dichiarazione di fallimento – il dramma di 13.000 obbligazionisti della Deiulemar compagnia di navigazione. Sono passati esattamente nove anni e una miriade di proteste in strada, ma i risparmiatori «traditi» dagli armatori-vampiri sono riusciti a recuperare – a dispetto della valanga di contenziosi aperti in tutte le sedi legali – solo le briciole degli 800 milioni di euro spariti nel nulla. Un vero e proprio calvario, alimentato da ritardi e rallentamenti giudiziari capaci di allungare dubbi e sospetti all’ombra del Vesuvio. Con le vittime del «grande crac» pronte a invocare tempi e risposte certe per scacciare tutti i fantasmi.

La causa regina

Al netto dei ristori portati a casa fino a oggi – cifre irrisorie rispetto al valore degli investimenti – le speranze degli obbligazionisti di rientrare in possesso di buona parte dei propri risparmi sono legate alla «causa regina» relativa alla Deiulemar compagnia di navigazione: il contenzioso da 393 milioni di euro contro Bank of Valletta, l’istituto di credito di Malta in cui sarebbe finito il tesoro sparito da Torre del Greco. Ebbene, al termine di un braccio di ferro lungo 5 anni e non privo di colpi di scena, la sentenza era attesa per ottobre del 2020 ma – a sette mesi di distanza – non si hanno notizie del verdetto. Eppure un eventuale esito positivo del contenzioso garantirebbe agli ex obbligazionisti di rimettere le mani su circa il 40% del maltolto.

I nodi irrisolti

Ma il braccio di ferro contro Bov rappresenta solo la punta dell’iceberg dei nodi irrisolti dell’universo Deiulemar compagnia di navigazione. Le vittime del grande crac, infatti, restano in attesa della sentenza pilota contro diversi istituti di credito in cui sarebbero transitati i soldi versati allo «sportello» della banca privata di traversa Vittorio Veneto e della  sentenza contro Bsi Trust Corporation, di un  importo di 210 milioni di euro. Senza dimenticare le questioni aperte contro  alcune fiduciarie contro i trust riconducibili agli armatori-vampiri, tra cui Fusons con la ricchissima società Maestrale.

Il processo d’appello

Dal fronte civile al fronte penale, la «musica» per gli obbligazionisti non cambia. La fissazione dell’udienza della Corte di Appello di Roma per il ricalcolo delle pene ai falliti resta un miraggio, così come le motivazioni della Cassazione sul contenzioso dei soldi a Lugano. «Bisogna organizzare una manifestazione per fare valere i nostri diritti – l’urlo di battaglia delle vittime degli armatori-vampiri- contro i ritardi cronici della giustizia».

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